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mercoledì 7 settembre 2011

Pediatria: esperti Bambino Gesù, con e-book vantaggi pratici e di apprendimento

Roma, 7 set. (Adnkronos Salute) - Zaino leggero, risparmio, sostenibilità dal punto di vista ambientale. Il libro elettronico, l'e-book, ha molti vantaggi pratici e va anche d'accordo con l'apprendimento. A promuoverlo alla vigilia della riapertura delle scuole sono gli esperti dell'ospedale Bambino Gesù di Roma.
"Un e-book - evidenzia Stefano Vicari, responsabile della Neuropsichiatria infantile dell'ospedale pediatrico - offre numerose risorse in più per un bambino. Sottolineare il testo, selezionarlo, attivare immediatamente delle ricerche nel web con un semplice tocco, sono solo alcune delle possibili attività eseguibili per uno studente. Ma il vero vantaggio i libri elettronici lo manifestano proprio a favore di quei ragazzi che per un motivo o per un altro hanno un difficile rapporto con i libri. Un bambino che ha una difficoltà di apprendimento potrà ingrandire il carattere a piacimento, diversificare il contrasto tra sfondo e testo, aumentare la distanza tra le lettere o tra una riga e l'altra, così come attivare la funzione audio per ridurre le difficoltà legate alla dislessia".
"Leggere, dunque, non ad alta voce però - continua Vicari - a differenza di quello che viene spesso richiesto agli alunni. Leggere ad alta voce quando si hanno difficoltà riduce la velocità di lettura e può compromettere la comprensione del testo. Curare solo la forma, come ad esempio badare troppo a non fare errori spesso, riduce infatti l'attenzione sul contenuto del brano da apprendere. E questo vale per tutti, tanto più per chi ha disturbi dell'apprendimento".
Per trarre profitto da quel che si impara sui libri, è fondamentale il metodo di studio che gli esperti di disturbi cognitivi e dell'apprendimento dell'ospedale pediatrico Bambino Gesù riassumono in: schematizzare e riassumere per facilitare l'apprendimento, e quindi l'esposizione orale o scritta in sede di verifica.
In una società sempre più proiettata verso la virtualità, le risorse tecnologiche tra i banchi non vanno demonizzate. "Questo però - conclude Vicari - non significa accantonare i libri stampati. I libri rappresentano un'esperienza totalizzante per il lettore e un e-book non potrà mai offrire le stesse sensazioni visive, tattili o olfattive (l'odore del libro mai sfogliato) e difficilmente, anche in un remoto futuro, il dono di un libro che ci ha fatto emozionare o pensare potrà essere sostituito da un download".

mercoledì 24 agosto 2011

PSICOLOGIA: I BAMBINI COMPRENDONO LA GRAMMATICA GIA' A 2 ANNI

(ASCA) - Roma, 24 ago - Anche se non sanno formulare frasi complesse i bambini di due anni riescono a capire i costrutti grammaticali. A dimostrarlo è uno studio pubblicato dalla rivista Cognitive Science da un gruppo di psicologi del Child Language Study Centre dell'Università di Liverpool (Regno Unito).

Dallo studio è emerso che i bambini sono in grado di abbinare correttamente frasi anche complesse a disegni che le rappresentano, e che usano la grammatica per capire il significato dei nuovi termini.

Secondo Caroline Rowland dell'Institute of Psychology, Health and Society dell'Università di Liverpool, ''le parole che i bambini pronunciano non rappresentano necessariamente tutto ciò che conoscono del linguaggio e della grammatica'' e che ''l'apprendimento della grammatica inizia molto prima di quanto si pensasse''. noe/sam/bra

martedì 9 agosto 2011

SALUTE: BIMBI, CON LIBRI MIGLIORA APPRENDIMENTO NUOVE PAROLE

(ASCA) - Roma, 9 ago - Il più bel regalo a un bimbo per le vacanze estive? Un libro di avventure. E' quanto emerge da uno studio australiano presentato durante la conferenza annuale dell'Australasian Human Development Association (Ahda), uno dei consessi dedicati all'istruzione più
all'avanguardia nel mondo. Secondo i ricercatori della Victoria University, intorno ai sei anni, i bambini sono orientati all'apprendimento attraverso la memorizzazione di nuove parole, meglio ancora se per mezzo di un libro, mentre il metodo ''fonetico'', che si riferisce alla capacità del bambino di ''sondare'' e pronunciare parole sconosciute o inventate sulla base della sola ortografia, è meno efficace.

Anzi, secondo i risultati dello studio condotto su un gruppo di bambini scozzesi, tra essi coloro che avevano imparato attraverso la lettura ad alta voce delle parole procedevano meno spediti di altri.

''E' chiaro che le istruzioni fonetiche sono in grado di lasciare un'impronta cognitiva che a lungo termine può dare uno svantaggio al lettore quando è in cerca di nuove parole'', spiegano gli studiosi.
noe/mau/alf

lunedì 1 agosto 2011

Salute: studio, bimbe meno brave con i numeri se mamme credono nei cliche'

Roma, 25 lug. (Adnkronos Salute) - Piccole Einstein solo se la mamma è convinta delle capacità delle bambine. A rivelarlo è una ricerca guidata dall'università di Bologna, di prossima pubblicazione sull' 'Developmental Psychology', rivista dell'Associazione degli psicologi americani. Secondo lo studio, le possibilità che una bambina diventi un piccolo genio della matematica dipendono dai 'cliché' di genere della mamma.
"Se questa infatti pensa che con i numeri se la cavino meglio i maschi - afferma lo studio - sua figlia otterrà punteggi fino al 15% inferiori rispetto alle coetanee le cui mamme rigettano con forza lo stereotipo. Nessun influenza, invece, sembrano avere le opinioni dei papà".
"E' sorprendente che già a 5 anni le bambine possano essere inconsapevolmente condizionate da stereotipi relativi al genere - afferma Carlo Tomasetto, ricercatore dell'ateneo bolognese e coautore dello studio - ancora più sorprendente, per un profano, è forse che il condizionamento si attivi solo se, prima dei test di matematica, alle bambine viene chiesto di disegnare una figura femminile".
Per svelare il legame tra pregiudizi e performance scolastica lo studio, condotto su 124 bambine tra i 5 e i 7 anni, ha sottoposto le bimbe, prima del test di matematica, al racconto di una storia. A un gruppo la protagonista femminile è stata descritta fortemente stereotipata, mentre in un altro era sostanzialmente neutra. Le bambine sono quindi state invitate a fare un disegno relativo al racconto appena ascoltato.
Parallelamente ai genitori è stato fatto compilare un questionario nel quale, tra l'altro, si chiedeva loro se "i maschi di solito sono più portati delle femmine in matematica" e se "le femmine di solito sono più brave nelle materie artistiche e linguistiche che in matematica". Nonostante in media i genitori tendessero a rigettare gli stereotipi, l'indagine ha sottolineano come "circa un terzo ha ammesso di riconoscersi nei cliché". Alle maestre, inoltre, è stato chiesto un giudizio sul rendimento scolastico in matematica.
Analizzando l'esito del test, a cui sono stati sottoposti figli e genitori, i ricercatori si sono accorti che il rendimento in matematica si abbassava tanto più erano forti gli stereotipi di genere delle madri, fino ad arrivare ad uno scarto del 15% nel caso delle mamme con maggiori pregiudizi. Secondo lo studio questo effetto è "riscontrabile solo nelle bimbe che prima del test hanno disegnato la figura femminile. Se le mamme rigettano con decisione lo stereotipo, al contrario, le bimbe mantengono lo stesso livello di prestazione, qualunque sia la storia ascoltata e il disegno realizzato".
"Quando nei pensieri delle piccole si richiama la loro identità di appartenenza - spiegano i ricercatori - si riattivano tutte le idee e gli stereotipi collegati. Così la spiegazione che poi offrono dell'influsso negativo sulla performance ha a che vedere con lo stress indotto dall'ansia da prestazione".
Ecco che se le bambine temono di sbagliare, "perché hanno inconsapevolmente assimilato la convinzione che la matematica non sia pane per i loro denti - avvertono i curatori della ricerca - si concentrano con più fatica e tendono davvero a fare più errori nei quesiti più difficili. Il fenomeno interessa peraltro tutte le scolare: brave o somare che siano".
"Già qualche anno fa - segnalano - alcuni economisti italiani avevano dimostrato come il successo in matematica delle donne fosse strettamente legato al loro grado di emancipazione. In alcuni paesi nordici il 'gap' coi maschi risulta di fatto azzerato - concludono i ricercatori - e in alcuni casi ribaltato (Islanda), mentre in Paesi come l'Italia, Turchia o Grecia è ancora piuttosto pronunciato".