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mercoledì 23 maggio 2012

Crisi, mille euro e 4 figli: ecco come si finisce per strada a Torino

Torino, 23 mag. (LaPresse) - Finire in strada con tre figli e un altro in arrivo perché con uno stipendio di mille euro prima non si riesce più a pagare il mutuo e poi, passati all'affitto, non si riesce a far fronte neanche a quello. E' l'ennesima storia di crisi, questa volta protagonista un 27enne, Antonio Rizzitiello, che si consuma in Italia, a Torino. Atteso per stamane lo sfratto, l'ufficiale giudiziario ha concesso una proroga fino al 17 luglio. Davanti al condominio il presidio dei ragazzi di 'Prendocasa', un collettivo vicino al centro sociale torinese Askatasuna che dà una mano alle famiglie in difficoltà portando braccia per resistere allo sfratto quando intervengono le forze dell'ordine.

Tutto è iniziato, spiega Antonio, nel luglio 2010, con la vendita dell'appartamento, trentacinque anni di mutuo a 600 euro al mese. Troppo, per una famiglia monoreddito da mille euro. La scelta di vendere e qualche problema nel passaggio di proprietà. Ceduti anche i mobili? Nasce un fraintedimento. Antonio dice di no, il nuovo proprietario sostiene di sì. Quest'ultimo fa causa e la vince. In tutto un debito da tremila euro, che il nuovo proprietario recupera ottenendo la detrazione del quinto dello stipendio di Antonio, a partire da marzo 2011. Risultato, Antonio non riesce a pagare più neanche l'affitto, che poi in definitiva costa più o meno come costava il mutuo.

E' luglio. Il proprietario di casa aspetta qualche mese, tenta di ottenere gli affitti non pagati e poi a settembre avvia le procedure per mandarlo fuori con la moglie e i figli. Inizia il tira e molla dello sfratto. Quello di stamane è stato, come si dice in gergo, il "secondo accesso", cioè la seconda volta che l'ufficiale giudiziario si è presentato col mandato di sgombero. In difficoltà naturalmente anche il padrone di casa, Giuseppe Calleris, 64 anni, che non vede più i soldi da giugno dell'anno scorso: "Se vieni da me e mi dici sono in difficoltà ti do una mano", spiega, ma ovviamente i rapporti si deteriorano, con gli inquilini che non si fanno trovare perché non sanno che rispondere e i padroni di casa che risalgono fino ai suoceri pur di recuperare qualcosa. I toni si alzano, scatta persino una denuncia per qualche parola di troppo.

"Abbiamo chiesto - spiega Antonio - una casa allo sportello emergenza abitativa". Ma la richiesta - la risposta è arrivata ieri - è stata respinta. "Siamo una famiglia monoreddito con mille euro al mese, con tre figli e un quarto in arrivo, non so cosa ci voglia di più per essere considerati in emergenza". "Il problema - spiega Valentina, del collettivo - è che per considerarti in emergenza devi dimostrare, a fronte del fatto che non hai più pagato l'affitto, di aver avuto una riduzione del 30% del reddito. E nei casi di prelievo forzoso ti prendono un quinto dello stipendio, cioè il 20%. Il fatto è che in Comune siccome non hanno abbastanza case per far fronte alle richieste alzano i requisiti. E poi cercano di scaricare tutto sui servizi sociali. Ma dai servizi sociali hanno risposto che questa famiglia non ha alcun problema. E infatti è così: con una casa popolare o un affitto calmierato Antonio e la sua famiglia non avrebbero problemi".

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