Cerca nel blog

Visualizzazione post con etichetta alimentazione. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta alimentazione. Mostra tutti i post

martedì 13 settembre 2011

SALUTE: POCO PESCE NELLA DIETA DEI BAMBINI ITALIANI

(ASCA) - Roma, 13 set - I bambini italiani consumano 1,3 porzioni di pesce a settimana contro le 2-3 porzioni raccomandate dalle linee guida della SINU, la Società Italiana Nutrizione Umana. Una carenza che si aggira tra il 35 e il 57%: a metterla in evidenza una ricerca emersa dall'Osservatorio Nutrizionale Grana Padano condotta sulle abitudini alimentari di 1400 bambini italiani tra 6 e 10 anni da cui emergono anche un limitato apporto di frutta e verdura e uno scarso utilizzo di alimenti integrali.
''Possiamo parlare di una vera e propria criticità in merito al basso consumo di pesce dei bambini - spiega Michela Barichella, responsabile della Struttura di Dietetica e Nutrizione clinica ICP di Milano -. Evidentemente si tratta di abitudini alimentari errate che derivano anche dal comportamento dei genitori. Nella maggioranza dei casi il consumo di pesce dei bambini non arriva alle porzioni consigliate. Va ribadita, invece, la qualità nutrizionale e la ricchezza dei principi nutritivi del pesce, si pensi solo
all'importanza dell'apporto di Omega3, che ha un ruolo rilevante sulle funzioni cerebrali e sulla memoria a lungo termine''.
noe/mau/rl

venerdì 9 settembre 2011

Salute: il pediatra, ok a dieta vegetariana, sempre piu' diffusa tra bambini

Roma, 9 set. (Adnkronos Salute) - "La dieta vegetariana è sempre più diffusa in Italia. Adottata ormai da milioni di adulti, quest'abitudine alimentare è destinata a coinvolgere un numero crescente di bambini. Di qui la necessità, soprattutto da parte dei pediatri, di informarsi e di approfondire il tema. Tanto più che l'alimentazione svolge nell'infanzia un triplice ruolo: accrescimento, sviluppo e prevenzione. Adottare sin da subito corrette abitudini alimentari equivale ad investire sulla salute dei bimbi". Queste le considerazioni di Claudio Maffeis, docente di pediatria presso l'Università di Verona ed esperto in alimentazione, organizzatore del convegno 'Nutrizione, metabolismo e diabete nel bambino e nell'adolescente', in programma oggi e domani presso il Policlinico Rossi di Verona.
La dieta vegetariana presenta tuttavia il rischio di carenze nell'apporto di particolari nutrienti, criticità che Maffeis spiega così all'Adnkronos Salute: "Sottolineo che tutti i potenziali benefici della dieta vegetariana, anche e soprattutto nell'infanzia, si neutralizzano se questo tipo di alimentazione non garantisce un adeguato apporto di tutti i principi nutritivi. Per questa ragione ribadisco il mio no alle diete 'fai da te', a maggior ragione se si tratta di regimi vegetariani, che espongono un po' di più al rischio di insufficienze nutritive o caloriche. Una buona dieta vegetariana, insomma, andrebbe sempre studiata e bilanciata affidandosi alle cure di un pediatra esperto in nutrizione".
Sorge così la necessità di sensibilizzare sull'argomento, ancor prima dei genitori, gli stessi pediatri. "Scopo del nostro convegno è proprio quello di fornire informazioni aggiornate sulla dieta verde nell'età della crescita. Mostreremo agli specialisti che i possibili rischi della dieta vegetariana, i quali peraltro interessano quasi esclusivamente i bambini che adottano una dieta vegana - e quindi non i cosiddetti lacto-ovo vegetariani - potrebbero riguardare, semmai, la carenza di alcuni nutrienti specifici, ad esempio sali minerali e qualche vitamina. Elementi, questi, che possono comunque essere agevolmente reintrodotti, a mezzo di specifici integratori, su consiglio del pediatra, il quale - non si stanca di ribadire Maffeis - deve seguire scrupolosamente la dieta del bambino, a maggior ragione se vegano".
Ferma restando la raccomandazione di affidarsi sempre ad uno specialista, allora, ecco i potenziali vantaggi di una corretta dieta vegetariana, secondo l'esperto: "Il 30% dei nostri bimbi è oggi in sovrappeso, e 1 su 10 addirittura obeso. Questi gravi problemi alimentari derivano da un apporto calorico eccessivo, il quale peraltro, al contrario di quel che si potrebbe pensare, espone comunque a carenze di alcuni nutrienti. Quantità, infatti, non significa anche qualità, e cioè equilibrio e varietà di elementi nutritivi".
"La dieta vegetariana, garantendo a parità di volume di cibo ingerito un minore apporto calorico, può assicurare l'assunzione di tutti i nutrienti necessari, e contribuire al contempo all’abbattimento dei rischi di sovrappeso e obesità".

Salute: Veronesi, vegetariani si può e si deve, anche da bambini

Milano, 9 set. (Adnkronos Salute) - "Vegetariani si può, vegetariani si deve. Anche da bambini". Parola di Umberto Veronesi. L'oncologo, paladino della dieta verde, promuove il trend che vede un aumento dei piccoli italiani allevati 'a carne zero'. Rispetto ai coetanei onnivori "sono più sani, hanno un quoziente intellettivo almeno equivalente e si ammalano di meno già all'asilo, perché hanno difese immunitarie migliori". Senza contare che "crescono più magri". I vegetariani "pesano in media circa il 10% in meno", ricorda lo scienziato, e 'dribblano' così le patologie legate ai chili di troppo come il diabete. Chi rinuncia a mettere gli animali nel piatto è "dal 20% all'80% più protetto dalle malattie cardiovascolari, il 40% più protetto dal cancro e dal 20% al 60% più protetto dall'ipertensione".
Dopo il via libera alla dieta vegetariana anche nei piccoli, che arriva dai pediatri riuniti a Verona per il convegno 'Nutrizione, metabolismo e diabete nel bambino e nell'adolescente', Veronesi ricorda all'Adnkronos Salute i concetti contenuti nel suo ultimo libro 'Verso la scelta vegetariana' (Giunti editore), scritto a 4 mani con il giornalista Mario Pappagallo. "E' nell'infanzia che si acquisiscono gli stili che poi ci accompagneranno per tutta la vita - spiega l'ex ministro della Sanità - Quindi educare i nostri bambini a mangiare in modo sano equivale a dotarli di una difesa fondamentale e duratura contro molte malattie".
In molti, anche fra gli 'adepti' della dieta vegetariana che diventano genitori, si domandano se sia giusto eliminare la carne dall'alimentazione dei bimbi. Temono che alcune sostanze contenute nella dieta carnivora siano indispensabili per la crescita. Certo "è una paura comprensibile - ammette Veronesi - ma infondata".
"I bambini vegetariani, oltre a essere più sani, non sono affatto penalizzati rispetto ai loro coetanei onnivori", garantisce Veronesi, sulla base delle ricerche condotte sul tema. "Alcuni studi hanno osservato che i bambini vegani, che mangiano solo cibi vegetali, all'età di 10 anni sono circa 2,5 centimetri più bassi e da 2 a 4 chili più leggeri anni rispetto ai bambini onnivori - precisa - ma raggiungono questi ultimi al compimento del ventesimo anno. D'altra parte, la crescita sempre più veloce dei bambini onnivori non è salutare", avverte l'oncologo.
"La tipica dieta americana, ricca di carne e povera di altri alimenti - ricorda - produce nei bambini un accumulo di ormoni sessuali che li portano ad anticipare sempre di più la maturazione sessuale, addirittura all'età di 8 anni. Le ragazze vegetariane invece hanno in genere le prime mestruazioni più tardi rispetto alle onnivore, e questo in età adulta è un fattore di protezione contro cancro". Dal mondo vegetale, dunque, "è possibile trarre una dieta ricca e variata capace di far crescere i bambini sani e robusti". E "se i dubbi permangono, invece che rinunciare" a educare i piccoli alla dieta verde, "è meglio consultare un nutrizionista esperto in vegetarianesimo".
In generale, continua Veronesi, "una delle regole da osservare per una corretta alimentazione vegetariana nei bambini è quella di prediligere pane e pasta integrali, e verdura fresca invece che in scatola". Inoltre, "i lattanti che mangiano già cibi solidi dovrebbero continuare a bere il latte materno, o in alternativa latte artificiale per neonati a base di soia". E ancora: "Poiché lo stomaco dei bambini sotto i 10 anni è piccolo, solo un terzo della dieta quotidiana dovrebbe essere costituito da alimenti ad alto contenuto di fibre e di acqua (come il sedano o le mele), mentre altri alimenti ricchi di sostanze nutritive (come passati di legumi, avocado, avena e frutta secca) dovrebbero costituire almeno la metà della loro dieta. Un'altra accortezza è non sostituire la carne con troppe uova e formaggi, perché un eccesso di grassi saturi è dannoso per la salute". E poi "troppi latticini possono impedire l'assorbimento del ferro".
"Nei bambini più grandi e negli adolescenti non bisogna poi trascurare l'aspetto psicologico", consiglia Veronesi. Se la dieta vegetariana non si insegna subito, ma nel corso degli anni, allora "il bambino dovrebbe poter passare da un'alimentazione onnivora al vegetarianesimo con naturalezza. Si può cominciare con il ridurre le porzioni di carne, oppure si può far provare al bimbo la dieta vegetariana per una settimana o due e vedere se la apprezza. Per attenuare la 'nostalgia della carne' esistono in commercio alimenti che le assomigliano (per esempio hamburger di soia, hot-dog di tofu e fettine di seitan, un prodotto del grano). Inoltre ci sono molti piatti appetitosi come le lasagne di magro o la pasta alla marinara, che sostituiscono efficacemente gli analoghi conditi con il ragù".
Infine, se la 'conversione' scatta in un teenager, "è anche importante verificare le motivazioni personali che inducono un ragazzo a optare per il vegetarianesimo. Alcuni, per esempio, potrebbero usare la scusa della scelta vegetariana per coprire un disordine alimentare. La scelta vegetariana, soprattutto nei giovanissimi, ha un forte valenza etica e come tutte le scelte etiche - raccomanda lo scienziato - deve avere radici solide nella consapevolezza e lucidità di pensiero".
Nel suo libro Veronesi inserisce anche una tabella espressamente dedicata ai genitori che allevano i figli secondo una dieta vegetariana. Mamma e papà dovrebbero assicurarsi di fornire dosi di olio di semi di lino o di semi di cartamo adeguate all'età, come pure di calcio sotto forma di bevande arricchite o latticini; minerali in traccia e vitamine del gruppo B (una porzione al giorno di verdure a foglia verde, una di verdure a radice e una di funghi 3 volte a settimana); dai 5 anni in avanti si suggerisce un cucchiaio di lievito alimentare in scaglie 3 volte alla settimana; integrazioni ad hoc di vitamina B12 e, per un pieno di vitamina D, 'pillole di sole': bastano "20 minuti di luce solare al giorno 3 volte alla settimana sulla faccia e sulle mani, o 10 microgrammi al giorno".

giovedì 1 settembre 2011

Bambini italiani sempre più obesi

Parliamo purtroppo ancora di obesità infantile, un problema che si fa sempre più insistente negli ultimi decenni. I numeri diventano infatti sempre più preoccupanti, come quelli diffusi attraverso il settimo rapporto dell'Istituto Auxologico di Milano sull'obesità: tra i 45 e i 64 anni solo un uomo su tre è normopeso, ma per le donne il rapporto diventa di uno a uno. Per quanto riguarda i bambini la situazione risulta preoccupante, in quanto a otto anni il 36% è in sovrappeso o obeso.
In base a questi dati, l'Italia ha dunque il primato in Europa per obesità infantile.
L'esperto di obesità e farmacologo Michele Carruba spiega al Corriere della sera: "I danni provocati dall'eccesso di peso si presentano dopo un certo periodo di tempo e, se si diventa obesi da bambini, le complicazioni arriveranno prima e ridurranno le aspettative di vita di una persona". Un problema dunque serio che, secondo una recente indagine condotta a Milano, è anche di tipo culturale, come spiega ancora lo stesso Carruba: "i figli di persone senza titolo di studio hanno il doppio di probabilità di essere obesi rispetto ai figli dei laureati".

Leggi l'articolo completo del Corriere della Sera cliccando sul seguente link:
http://archiviostorico.corriere.it/2011/agosto/30/Paese_dei_bambini_obesi_Italia_co_9_110830047.shtml

Source: "Il Paese dei bambini obesi - L'Italia prima in Europa"
http://archiviostorico.corriere.it/2011/agosto/30/Paese_dei_bambini_obesi_Italia_co_9_110830047.shtml

lunedì 29 agosto 2011

Alimenti: esperto, bibite dolci per 40% bimbi ogni giorno, alto rischio obesità

Roma, 29 ago. (Adnkronos Salute) - La bibite dolci, gassate o no, sono un'abitudine quotidiana per 2 piccoli italiani su cinque. Un 'errore' alimentare spesso sottovalutato dai genitori, che mette a rischio la loro salute futura. "La relazione tra consumo di bevande dolci da parte dei bambini e sviluppo dell'obesità da grandi è un elemento ormai accertato", spiega all'Adnkronos Salute Giuseppe Morino, pediatra nutrizionista e responsabile di dietologia clinica dell'ospedale Bambino Gesù di Roma.

Sotto accusa anche i succhi di frutta, seppure non tutti i ricercatori li annoverano tra i responsabili dell'epidemia di obesità. "Sappiamo però - aggiunge Morino - che un abuso di succhi, nei primi anni di vita, si associa da una parte all'assunzione di calorie in eccesso e dall'altra a problemi di crescita: alcuni bimbi non mangiano abbastanza perché si alimentano di succhi e non, come sarebbe corretto, di latte". Nei bambini più grandi "queste bevande - spiega ancora il nutrizionista - assumono un ruolo importante per l'apporto calorico, con un eccesso di zuccheri semplici, che stimolano quindi la secrezione insulinica, in persone sovrappeso o obese, che già, quindi, hanno un iperinsulinismo. Questo abbassa i livelli di zucchero aumentando la fame".

L'esperto sottolinea che "si tratta di prodotti che nulla hanno a che fare con la sete, infatti non la bloccano, e per i più piccoli sono solo dannosi". Vanno quindi molto limitati nell'alimentazione dei bambini. "I divieti, però, non sono positivi a tavola. Piuttosto serve promuovere le buone abitudini. Si può limitare l'uso di bibite, consentendolo magari solo alle feste e in occasioni speciali". E i genitori devono dare il buon esempio, evitando di tenere in frigo bottiglie di bevande gassate e dolci. "I bambini, quando hanno sete, devono bere acqua", ammonisce Morino. Per quanto riguarda invece le spremute, rigorosamente senza zucchero, "vanno benissimo, ma si tratta di alimenti, non vanno bevute come dissetanti". Le bevande light, infine, "non sono adatte per i bambini, che devono avere un'alimentazione più naturale e semplice possibile. E seppure queste bibite non apportano calorie in eccesso sono da evitare anche perché favoriscono una abitudine scorretta", conclude.

mercoledì 10 agosto 2011

CIBO: USA, BIMBI MANGIANO NEI FAST-FOOD UN PASTO SU TRE

(ASCA) - Roma, 10 ago - Negli ultimi 30 anni la quota di cibo consumato fuori casa dai bambini americani è salita del 10%, raggiungendo il 33,9% (2006) dei pasti totali della giornata. Più di un terzo degli alimenti è assunto fuori dalle mura domestiche: erano il 23,4% nel 1977.

Il fenomeno che spiega anche l'aumento delle calorie totali assunte in un giorno: tra il 1977 e il 2006 sono salite a +179, per la maggior parte derivate dal maggiore introito calorico extra-domestico (+255 calorie/giorno).

Sono i dati di un monitoraggio pluriennale pubblicato sul Journal of the American Dietetic Association condotto dagli esperti dell'Università del North Carolina. I trend esaminati dicono che gli aumenti sono trainati dall'incremento del consumo dei menu al fast-food e dei cibi pronti acquistati al supermercato.

noe/cam/bra

venerdì 5 agosto 2011

SALUTE: TROPPO SALE PER BIMBI INGLESI, A 8 MESI OLTRE DOPPIO DEL DOVUTO

(ASCA) - Roma, 2 ago - Il 70% dei bambini di 8 mesi nel Regno Unito consuma più del doppio di sale rispetto alle raccomandazioni del National Institutes for Health britannico (400 mg di sodio al giorno fino ai 12 mesi): è quanto emerge da uno studio condotto dall'Università di Bristol su 1200 bambini nati alla fine degli anni '90 e pubblicata sull'European Journal of Clinical Nutrition.
Secondo i ricercatori l'eccessivo introito di sale sarebbe dovuto in particolare al consumo di cibi trattati e pronti per il consumo - come i sughi pronti - e all'uso del latte vaccino - nonostante le raccomandazioni invitino a non usarlo fino al compimento di un anno di età - che contiene percentuali di sodio maggiori rispetto al latte materno e a quello artificiale.
''Questi risultati dimostrano che l'assunzione di sale deve essere sostanzialmente ridotta nei bambini di questa fascia di età - spiegano Pauline Emmett and Vicky Cribb, che hanno guidato lo studio -. I neonati
hanno bisogno cibi appositamente preparati per loro, senza sale aggiunto, ed è quindi importante adattare a loro la dieta di tutta la famiglia''.
Alti livelli di sale, spiegano i ricercatori, possono danneggiare i reni in via di sviluppo e abituare i piccoli a
gusti eccessivamente sapidi, dando il via a pratiche alimentari non corrette che possono continuare in età adulta e causare problemi di salute nel corso della vita.

SALUTE: ANORESSIA IN GB COLPISCE ANCHE BIMBI 5 ANNI

(ASCA-AFP) - Londra, 1 ago - L'anoressia in Gran Bretagna ha colpito negli ultimi tre anni oltre 100 bambini tra i cinque e i sette anni. Un dato allarmante diffuso dai gruppi che lottano contro i disturbi alimentari che risulta comunque sottostimato a causa del rifiuto di alcuni ospedali del servizio sanitario nazionale di diffondere cifre e informazioni a riguardo.
Secondo queste stime, 197 bambini tra i 5 e i 9 anni sono stati ricoverati in ospedale in Inghilterra per disturbi del comportamento alimentare (come anoressia e bulimia) e le organizzazioni che lottano contro questi problemi affermano che in molti casi all'origine di queste malattie c'è l'influenza che subiscono i bambini dalle fotografie sulle riviste di moda.

I dati, che prendono in esame i casi degli ultimi tre anni in 35 ospedali, mostrano come 98 bambini al momento del ricovero avevano tra i 5 e i sette anni e 99 ne avevano 8 o non più di nove. Circa 400 pazienti, invece, avevano tra i 10 ed i 12 anni e oltre 1.500 tra i 13 ed i 15 anni.
Secondo una ricerca condotta dagli esperti dell'Istituto sanitario per l'infanzia dell'University College di Londra, tre bambini su 100 mila sotto i 13 anni soffrono in Gran Bretagna e Irlanda di un qualche tipo di disturbo alimentare.
Susan Ringwood, direttore dell'organizzazione B-eat, ha commentato le cifre sottolineando come vi sia ''un trend allarmante'' nella società di oggi con i più piccoli che ''interiorizzano'' i messaggi lanciati dai magazine e dalle riviste che promuovono come modello quello di una magrezza esagerata.
ghi/cam/alf

venerdì 22 luglio 2011

Pediatria: Unicef, 720 mila bambini rischiano vita nel Corno d'Africa

Roma, 22 lug. (Adnkronos salute) - Sono quasi 720 mila i bambini che rischiano la vita; 2,23 milioni il totale di quelli che tra Somalia, Kenya ed Etiopia soffrono di malnutrizione acuta. Questi gli allarmanti dati forniti dall'Unicef conseguenti alla terribile carestia che sta attanagliando il Corno d'Africa."Se vogliamo salvare vite umane, dobbiamo agire ora - dichiara Elhadj Come Sy, direttore regionale Unicef per l'Africa orientale e meridionale - e portare al più presto quantità massicce di farmaci, vaccini e cure salvavita".

"Con la nostra logistica - ha detto Shanelle Hall, direttore del Magazzino centrale degli aiuti dell'Unicef - ci stiamo preparando a inviare una quantità di aiuti senza precedenti in tutto il Corno d'Africa, soprattutto alimenti terapeutici". Finora sono state consegnate 1.300 tonnellate di aiuti salvavita nelle zone più colpite del sud della Somalia, compresi alimenti terapeutici per oltre 66.000 piccoli malnutriti. Nei prossimi mesi, l'obiettivo è quello di raggiungere altri 240.000 bambini. Forniture d’emergenza del valore di 1,2 milioni di dollari sono state inviate nella regione 'Somali' dell’Etiopia e l'Unicef Kenya ha fornito ai partner 1,4 milioni di dollari di aiuti per i bimbi nelle zone pastorali colpite dalla siccità.

"Ogni minuto senza aiuti fa la differenza tra la vita e la morte, non ci può essere alcun compromesso rispetto all'obiettivo di salvare i bambini e le loro famiglie", sottolinea Sy. "L'Unicef sta usando ogni mezzo possibile per raggiungere tutti i bambini colpiti dalla siccità, con assistenza e attività di prevenzione", conclude, ma per poterlo fare avrà bisogno di 100 milioni di dollari nei prossimi sei mesi.

domenica 17 luglio 2011

Estate di fame per milioni di piccoli studenti americani

Per molti l'estate significa un periodo di meritato riposo e divertimento, ma non per milioni di bambini statunitensi che vivono in povertà e che, dopo la fine della scuola, non riescono nemmeno a raggiungere i tre pasti al giorno.

Durante l'anno scolastico, le scuole pubbliche americane assicurano la colazione e il pranzo a milioni di studenti, ma con l'arrivo dell'estate molti genitori hanno serie difficoltà ad assicurare i pasti fondamentali ai loro figli.

Per far fronte alle situazioni più disperate sono nate delle organizzazioni di solidarietà che aiutano le famiglie bisognose offrendo assistenza, cibo e vestiti. Una di queste è la "Must Ministries", un'organizzazione di Cobb County (vicino Atlanta), i cui volontari, durante il periodo estivo, preparano ogni giorno 700 pasti per dare sostegno a migliaia di bambini in difficoltà.

Paula Rigsby, la coordinatrice di Must Ministries, ha iniziato a fare volontariato ben 11 anni fa. "Durante l'anno scolastico, i genitori non si devono preoccupare di provvedere ai pasti dei loro figli durante il giorno" afferma la Rigsby. "Ma dare da mangiare ai nostri bambini nei mesi estivi può essere complicato".
Le testimonianze delle famiglie che ricevono il sostegno di Must Ministries dimostrano quanto sia importante la presenza sul territorio di simili organizzazioni di solidarietà.
Per saperne di più: Feeding kids when parents, schools can't

venerdì 15 luglio 2011

Alimenti: per i bimbi "doppia piramide" alimentare e ambientale

Roma, 6 lug. (Adnkronos Salute) - Cereali, frutta, verdura, latte e latticini tutti i giorni. Carne 2-3 volte alla settimana, pesce almeno 3 volte, legumi almeno 2 volte, formaggi 2 volte e uova 1-2 volte a settimana. E' questa la composizione ottimale della dieta settimanale di un bambino secondo Barilla Center for Food & Nutrition, presentata oggi a Roma in occasione del convegno 'Alimentazione e ambiente: un pianeta migliore per i nostri figli'. E' stato presentato uno studio che dedica particolare attenzione alla fascia dell'infanzia e dell'adolescenza, sottolineando l'importanza di adottare abitudini alimentari sane e corrette fin dalla giovane età, alternando quotidianamente tutti i principali alimenti. E proponendo una 'doppia piramide' ambientale e alimentare su cui basarsi.

L'apporto calorico quotidiano dovrebbe essere suddiviso su 5 pasti: la colazione dovrebbe contribuire per il 20%, la merenda a metà mattina per il 5%, il pranzo per il 35%, la merenda pomeridiana per il 10% e la cena per il 30%. Parallelamente, gli esperti del Barilla Center propongono il modello della 'doppia piramide', che si basa su tre principali indici: consumo di territorio, generazione di gas a effetto serra e consumo di risorse idriche (Water Footprint).

Riclassificando gli alimenti sulla base del loro consumo di territorio, il modello della 'doppia piramide' mostra come i cibi per cui si consiglia un consumo più frequente siano anche quelli che determinano gli impatti ambientali minori. Al contrario, gli alimenti per i quali si raccomanda un consumo ridotto sono quelli che provocano le maggiori conseguenze sulla salute del pianeta.

Lo studio dimostra anche come le tecniche di cottura utilizzate nella preparazione dei cibi possano incidere in maniera differente sull'ambiente. Per esempio: impiegare mezzo litro d'acqua in meno per cuocere su un fornello a gas mezzo chilo di pasta, riduce l'impatto della cottura del 7%, pari a 30g di CO2.

Secondo il Global Footprint Network (Gfn), per un cittadino di un Paese ad alto reddito i consumi alimentari sono la prima voce in termini di impatto ambientale, con una rilevanza sull'impronta ecologica complessiva pari a circa il 30-40%. Per il cittadino italiano medio, sono 42 i metri quadri globali sfruttati per l'alimentazione, contro una media globale di 60. Dallo studio del Barilla Center for Food & Nutrition emerge che, confrontando due menù giornalieri entrambi equilibrati dal punto di vista nutrizionale, sia in termini di apporto calorico che di nutrienti, un menù a base di proteine animali derivanti soprattutto dalla carne ha un impatto due volte e mezzo superiore rispetto a quello vegetariano: 42 rispetto a 16.

giovedì 14 luglio 2011

Salute: gravidanza, salute reni nascituro dipende da sale nella dieta

(ASCA) - Roma, 7 lug - Durante la gravidanza un'alimentazione troppo ricca o troppo povera di sale danneggia lo sviluppo dei reni nel feto, portando a futuri problemi di ipertensione.
Lo ha dimostrato uno studio dell'Università di Heidelberg (Germania) e di Aarhus (Danimarca), pubblicato sull'American Journal of Physiology-Renal Physiology.
I ricercatori hanno studiato lo sviluppo dei reni, la presenza di proteine a esso associate e la pressione arteriosa in topi le cui madri erano state alimentate con diverse quantità di sale, dimostrando che sia una dieta troppo ricca, sia un'alimentazione troppo povera di sale riducono il numero di glomeruli - le unità funzionali del rene - inibiscono i fattori associati allo sviluppo renale e aumentano la pressione sanguigna.

Pediatria: studio, dieta monotona e addio a feste per bimbi allergici

Roma, 14 giu. (Adnkronos Salute) - Una dieta fatta di pochi alimenti 'sicuri' e rarissime festicciole con gli amici, per non rischiare di incappare in cibi che possano scatenare pericolose reazioni. E' la vita dei bambini con allergie alimentari, 'fotografata' da uno studio presentato a Istanbul al congresso della European Academy and Clinical Immunology da esperti della Cork University (Irlanda).

Il team di studiosi ha raccolto informazioni da 250 questionari e interviste a bambini e adulti residenti in Europa, Asia, Australia e Stati Uniti. Gli argomenti trattati erano l'ansia legata all'alimentazione di un bimbo allergico, le restrizioni dietetiche e sociali da loro subite, l'impatto emotivo del fenomeno, l'etichettatura degli alimenti e le strategie intraprese dalle famiglie per gestire il problema. La ricerca fa parte di EuroPrevall, un progetto multidisciplinare finanziato dall'Unione europea per lo studio del costo e della prevalenza delle allergie alimentari in Europa.

L'indagine ha coinvolto anche l'Italia, rilevando che oltre il 75% dei bambini (5-11 anni) ha affermato di avere una dieta monotona e di essere poco interessato ad assaggiare nuovi alimenti. A causa delle allergie, inoltre, il 18% dei bambini non è mai andato a una festicciola. La maggior parte dei genitori, pari al 74%, ha riferito di essere preoccupato per la scarsità di etichette di avvertimento presenti sulle confezioni dei cibi e ha confermato che il proprio figlio ha paura di provare nuovi cibi. L'allergia genera infine limitazioni sociali: per esempio, secondo le mamme e i papà ci sono pochi ristoranti veramente sicuri dove le famiglie possano portare il bimbo allergico.

Alimentazione: solo 1% bambini segue corrette abitudini a tavola

Roma, 6 lug. (Adnkronos Salute) - Troppe proteine nel piatto dei più piccoli. Il cibo normalmente consumato nelle famiglie occidentali, infatti, contiene una quantità di proteine pari, mediamente, a 3-4 volte il livello ritenuto adeguato a soddisfare i fabbisogni in età pre-scolare e scolare. Non solo: appena l'1% dei bambini nei Paesi sviluppati adotta abitudini alimentari in linea con la composizione settimanale ottimale della dieta.

Questi alcuni dati presentati a Roma nel corso del convegno 'Alimentazione e ambiente: un pianeta migliore per i nostri figli'. E' stata l'occasione per presentare anche un approfondimento del modello della 'Doppia piramide alimentare e ambientale' che pone al centro dell'attenzione l'alimentazione nell'infanzia e nell'adolescenza. Nel mondo i bambini in sovrappeso sono 155 milioni, negli Stati Uniti questa condizione riguarda il 25% dei bimbi, mentre in Europa ogni anno sono 400.000 i bambini considerati sovrappeso.

La corretta educazione alimentare si traduce in minori costi per la società: in Italia la spesa sostenuta ogni anno in terapie e cure per patologie cardiovascolari, diabete e tumori è di 40 miliardi di euro, pari a circa 700 euro a testa. Negli Stati Uniti il fenomeno è decisamente maggiore, e le stime più recenti sul costo totale delle patologie cardiovascolari indicano un impatto di 473,3 miliardi di dollari, a cui si sommano oltre 228 miliardi di dollari per le patologie tumorali. In Europa il costo delle malattie cardiovascolari è di circa 192 miliardi di euro, a cui aggiungere i 56,6 miliardi di euro di costi stimati per i tumori. Per quanto riguarda il diabete, la spesa sostenuta a livello globale ammonta a circa 232 miliardi di dollari.

martedì 12 luglio 2011

Concepimento e igiene dentale - KidZone

Concepire un figlio non sempre è cosa semplice.
Può capitare che si debbano fare più tentativi prima di riuscire a rimanere incinta.

Molti sono spesso i fattori che possono ritardare il concepimento in coppie che non presentano problemi di fertilità.

Spesso si è indagato sull' alimentazione , tanto che a volte si sono classificati dei cibi come alleati [1] oppure nemici di una gravidanza.

Uno studio presentato in occasione del meeting annuale della Società Europea della riproduzione umana ed embriologia - Eshre tenutosi a Stoccolma motrerebbe come le donne che voglio avere una gravidanza debbono prestare attenzione anche ad un'altro aspetto l'igiene orale.

Lo studio che ha coinvolto circa 3700 donne sembrerebbe mostrare che quelle che presentavano alcuni problemi di salute dentale avevano più difficoltà a rimanere incinta tanto da dover effettuare più tentativi. Sotto accusa sembrerebbe la paradontite.

Si tratta di un primo caso in cui la salute dei denti viene presentata tra le cause di difficoltà temporanea di concepimento e sarà curioso capire come andrà a finire [2] : ci saranno nuovi studi? I dati sono poi così attendibili?
Davvero oggi le donne nel check-up che si fa quando si programma una gravidanza dovranno inserire anche la visita dal dentista?

Certo è che una sana igiene orale è consigliabile indipendentemente dal desiderio di maternità. Inoltre visto che quando si aspetta un bambino bisogna stare attenti a molti medicinali, se si programma una gravidanza , una visita ai denti e eventuali cure da fare prima del concepimento potrebbero essere un ottimo modo per evitare problemi successivi.

Fonte Immagine: Vita di Mamma [3]

Links
  1. ^ alleati (abagnomaria.blogosfere.it)
  2. ^ sarà curioso capire come andrà a finire (www.vitadamamma.com)
  3. ^ Vita di Mamma (www.vitadamamma.com)

Alimentazione corretta per un bambino più intelligente

Studi recenti hanno dimostrato come una corretta alimentazione aiuti lo sviluppo intellettivo del feto. Sembra che ci sia una particolare correlazione tra adeguata dieta della futura mamma e quoziente intellettivo che svilupperà il bambino crescendo.
A volte capita di pensare che una donna in gravidanza abbia bisogno di mangiare di più perché deve alimentarsi per due. In realtà questo mito è stato sfatato, in quanto pare che sia sufficiente aumentare di circa 300 calorie al giorno la propria dieta per poter alimentare correttamente anche il bambino.

Un aumento di peso eccessivo può causare vari disturbi sia alla donna (legati alla cattiva circolazione, alla comparsa di smagliature, i mal di schiena, etc.), sia al bambino che sembra sarà in tal modo maggiormente predisposto all’obesità da grande.
Ora penserete: “è già tanto difficile abituarsi ai tanti cambiamenti del corpo, alle nausee, agli improvvisi attacchi di fame, alle smagliature , a gambe e piedi gonfi , all’idea che una nuova vita dipenderà in tutto e per tutto da me, ora devo anche farmi venire angosce sul peso?”.
Non è una tragedia, l’importante è gestire in modo sereno la propria alimentazione, possibilmente con l’aiuto del medico.

In gravidanza il peso può aumentare in relazione alla propria fisicità, ma non deve comunque superare un aumento totale di 10-12 kg. In alcuni casi durante la gravidanza si può addirittura dimagrire (ad esempio in presenza di patologie legate al mal funzionamento della tiroide)!
Un trucco potrebbe essere di annotare tutto quello che si mangia su un taccuino per evitare di esagerare. È importante poi provare a non cambiare le proprie abitudini alimentari, evitare di mangiare tra i pasti, non mangiare troppo dolci, caramelle e stuzzichini

I medici consigliano un regime di circa 1800 Kcal al giorno ripartite tra colazione, pranzo, spuntino pomeridiano e cena.
Gli alimenti da privilegiare sono quelli che contengono vitamine, necessarie al corretto sviluppo del bebè, alcune dei quali sono particolarmente importanti.

Il calcio, per esempio, contribuisce alla formazione dei denti e delle ossa del bambino, ed è anche essenziale per le donne, da assumere nella quantità di 1 g al giorno: si trova nel latte, nello yogurt, formaggi, verdure a foglia verde scuro, legumi e uova.

La vitamina D consente all’organismo di assorbire il calcio e le donne in gravidanza ne devono assumere 10 microgrammi al giorno: essa si trova soprattutto in pesci grassi (sardine, tonno etc.) e uova, ma è sufficiente anche esporsi correttamente al sole per consentire la sintesi delle quantità necessarie, senza assumerla con la dieta.

Lo zinco è essenziale per la crescita e lo sviluppo del sistema immunitario del feto: si trova nella carne magra, nei cereali integrali, nel formaggio e nella frutta secca, ma il suo assorbimento viene ostacolato se l’alimentazione contiene quantità eccessive di fibre.

Il ferro è necessario per la produzione dei globuli rossi del nascituro e per mantenere quelli della madre al giusto livello; l’assorbimento del ferro aumenta se il pasto viene accompagnato da alimenti ricchi di vitamina C, come agrumi e succhi di frutta.
Si è infine accertato che gli acidi grassi omega tre sono molto importanti per un sano sviluppo del cervello e degli occhi: le fonti alimentari più ricche di tali grassi sono pesce, crostacei e noci.

Ricordatevi soprattutto di bere acqua! Sono consigliati tra i 1,5 e i 2 litri di acqua al giorno, da integrare con succhi di frutta, infusioni, tè.

sabato 9 luglio 2011

Fiera del Bambino - Un'ora di televisione provoca un restringimento dell'arteria retinica per i bambini

Problemi cardiovascolari per i bambini che guardano troppa televisione [1] .

E’ quanto emerge da una ricerca condotta presso l’Università di Sidney, e pubblicata su Thrombosis and Vascular Biology, la rivista ufficiale dell’American Heart Association, che ha coinvolto 1500 bambini di sei anni di 34 scuole elementari.

Dallo studio è emerso che nei bambini che trascorrono tanto tempo davanti alla tv si verifica un restringimento delle arterie dietro agli occhi, che aumenta il rischio di avere, in età adulta, patologie cardiache, diabete [2] , ipertensione.

Aldilà del facile allarmismo, ciò che emerge dallo studio è che per ogni ora di televisione al giorno si registra un restringimento di 1,53 millesimi di millimetro nel diametro arteriale della retina che, secondo l’autore dello studio, comporta lo stesso rischio cardiovascolare di un aumento di 10mm della pressione arteriosa sistolica.

Per adesso i ricercatori sono solo riusciti a evidenziare il restringimento ma non a capire se questo può essere reversibile in una fase successiva. Ciò che emerge dall’analisi è che il fenomeno risulta meno evidente per i bambini che trascorrono la stessa ora al computer o giocando ai videogiochi [3] e che i bambini che trascorrono almeno un’ora al giorno in attività impegnative dal punto di vista fisico [4] hanno delle arterie retiniche più larghe rispetto ai bambini meno attivi.

Lo studioso australiano Bamini Gopinath, che ha condotto la ricerca, chiarisce che questi dati dovrebbero invitare i genitori a limitare il tempo che i bambini passano inattivi davanti alla tv e ad aiutarli ad acquisire buone abitudini [5] al punto di vista delle attività sportive [6] e dell’alimentazione [7] , per evitare che in età adulta essi vadano soggetti a un maggiore rischio di ammalarsi di malattie cardiovascolari.

Links
  1. ^ televisione (www.paginemamma.it)
  2. ^ patologie cardiache, diabete (www.paginemamma.it)
  3. ^ videogiochi (www.paginemamma.it)
  4. ^ attività impegnative dal punto di vista fisico (www.paginemamma.it)
  5. ^ buone abitudini (www.paginemamma.it)
  6. ^ attività sportive (www.paginemamma.it)
  7. ^ alimentazione (www.paginemamma.it)

Fiera del Bambino - La Spina Bifida si può prevenire: folati e integratori in gravidanza

Un bambino su 1300 in Italia nasce con la Spina Bifida [1] , una malformazione congenita del feto che provoca una disabilità motoria e funzionale e che si forma intorno al 28simo giorno dopo il concepimento, a causa della mancata chiusura della colonna vertebrale.
La Spina Bifida non è una patologia curabile, ma si può prevenire assumendo nelle prime settimane di gravidanza, e se possibile anche prima [2] , la giusta quantità di folati.
Sensibilizzare le future mamme sulle possibilità di prevenire la Spina Bifida è l’obiettivo principale del Mese dedicato alla Prevenzione della Spina Bifida e dei Difetti del Tubo Neurale, un’iniziativa organizzata dall’Associazione Spina Bifida Italia, che anticipa la Settimana dedicata alla Spina Bifida che si terrà il prossimo ottobre e che punterà a sensibilizzare l’opinione pubblica sulla salute dei bambini nati con questa malformazione.

Per tutto il mese di maggio in molte città d’Italia più di novemila ginecologi informeranno le loro pazienti sulle possibilità di prevenire la Spina Bifida, andranno in onda spot pubblicitari e verranno organizzati convegni ed eventi.
Ma come si possono assumere i folati nella giusta quantità?
Il consiglio degli esperti è innanzitutto quello di curare l’alimentazione [3] non appena si comincia a pensare ad una gravidanza. Nella dieta non devono mancare spremuta d’arance e di pompelmo, verdure a foglia verde come spinaci o broccoli, asparagi, cereali, arachidi, noci, castagne, more, kiwi, legumi, germogli di soia, funghi.
Il medico, non appena il test di gravidanza avrà dato esito positivo, prescriverà un integratore di acido folico [4] [5]
Links
  1. ^ Spina Bifida (www.paginemamma.it)
  2. ^ anche prima (www.paginemamma.it)
  3. ^ curare l’alimentazione (www.paginemamma.it)
  4. ^ test di gravidanza (www.paginemamma.it)
  5. ^ acido folico (www.paginemamma.it)

Fiera del Bambino - Carie: è allarme tra i bambini con meno di sei anni

Un bambino su cinque con meno di sei anni ha già sofferto di carie almeno una volta

Paolo, 12 anni. Mai avuto carie in vita mia”. Un bel po’ di anni fa una nota pubblicità diceva proprio così.

Oggi, stando all’allarme lanciato dagli odontoiatri, sarebbero davvero pochi i bambini che possono dire di non aver mai avuto una carie. Secondo i numeri presentati in occasione dell’ultimo Nazionale dei docenti di Discipline Odontostomatologiche che si tenuto a Firenze e Siena, un bambino su cinque al di sotto dei sei anni ha già avuto una carie almeno una volta e uno su tre ha la placca.

La responsabilità di questa incidenza della carie tra i bambini così piccoli è da imputare soprattutto alle cattive abitudini e alla scarsa attenzione che i genitori in primis ripongono nella cura dei denti e delle gengive [1] .

E’ indispensabile lavarsi i denti tutti i giorni tre volte al giorno, spiegano i dentisti, e invece il 50% dei genitori permette ai figli di lavarsi i denti solo una volta al giorno e il 60% intinge il ciuccio [2] nel miele o nello zucchero.

Insomma, le buone abitudini si apprendono da piccoli, e una buona abitudine è quella di lavarsi i denti con spazzolino e dentifricio più volte al giorno. Invece c’è anche un 8% di bambini che non si lava i denti mai.

Come coinvolgere le scuole nella promozione di una cultura dell’igiene orale?

Nonostante le campagne di promozione per una corretta igiene orale, per 1,5 milioni di bambini che frequentano le scuole italiane è vietato portare lo spazzolino a scuola. Questo perché c’è il rischio che i bambini si scambino gli spazzolini e che vadano incontro a infezioni e malattie. Ma invece di eliminare del tutto gli spazzolini dalle scuole, spiegano gli esperti, bisognerebbe introdurre spazzolini monouso da usare dopo il pranzo e poi gettare via.

Links
  1. ^ cura dei denti e delle gengive (www.paginemamma.it)
  2. ^ ciuccio (www.paginemamma.it)

Gravidanza e erbe naturali - KidZone

In gravidanza come durante l'allattamento le donne devono prestare attenzione a quello che mangiano e bevono .
Alimenti e sostanze naturali che si pensa siano assolutamente innocue e anzi in alcuni casi ideali per alleviare fastidi e dolori possono in quegli stati essere controproducenti.
Prima quindi di assumere sostanze, siano esse naturali o meno è sempre meglio consultare il proprio medico.
Leggendo un post che affrontava il tema legato alle erbe naturali ho scoperto che anche quelle considerati più innocue potrebbero in alcuni momenti avere effetti controproducenti.
Un esempio per tutti? La camomilla. Io ad esempio a volte quando mi sentivo tesa e non riuscivo a prendere sonno la sera mi facevo la mia tazza di camomilla per rilassarmi.
Oggi leggo invece che proprio quell'infuso di camomilla che doveva rilassarmi poteva avere come conseguenza delle contrazioni.
Altre erbe da evitare la ruta e la verbena secondo questo post.
Di ginseng e liquirizia invece sapevo che in gravidanza fosse meglio non usarle.
La relazione tra cibi e gravidanza e allattamento va vissuta senza farsi prendere da ansie e paure. Molti effetti negativi sono tali solo in caso in cui si ecceda e poi bisogna vedere il quadro clinico della singola donna.
Se comunque siete curiose di sapere quali sono le erbe sconsigliate e da evitare e volete approfondire potete leggere il post su Dire Donna [1] .
Sostanza invece promossa a pieni voti la propoli , ma non è la sola.

Links
  1. ^ Dire Donna (www.diredonna.it)