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venerdì 16 settembre 2011

Farmaci: negli Usa boom di avvelenamenti tra i bimbi, +28% in 7 anni

Milano, 16 set. (Adnkronos Salute) - Avvelenati dalle medicine di mamma e papà. Tra i bambini americani è boom di intossicazioni da farmaci: nei 7 anni dal 2001 al 2008 i piccoli minori di 5 anni visitati nei dipartimenti di emergenza degli ospedali Usa per aver ingerito accidentalmente principi attivi anche molto potenti trovati in casa - in cima alla lista ci sono oppioidi e sedativi - sono aumentati di quasi un terzo (+28%), e anche di più sono cresciuti i ricoveri (+36%). Un'impennata di gran lunga superiore all'incremento della popolazione under 5 registrata nel periodo in esame (+8%). E questi incidenti, nella maggior parte dei casi, finiscono in tragedia: muore praticamente il 70% dei bambini che ingoiano pillole per sbaglio.
A lanciare l'allarme è un gruppo di medici del Cincinnati Children's Hospital Medical Center e dell'università di Cincinnati, in uno studio pubblicato oggi sul 'Journal of Pediatrics' e che sarà presentato il 20 settembre ad Atlanta durante il meeting della 'Protect Initiative', un progetto lanciato dai Centers for Disease Control and Prevention (Cdc) statunitensi proprio per proteggere i bimbi dal rischio overdose di medicinali.
Randall Bond e colleghi hanno analizzato le informazioni raccolte dal 2001 al 2008 nel National Poison Data System, un database elettronico delle chiamate ricevute dai membri dell'American Association of Poison Control Centers. I bambini under 5 coinvolti nello studio sono stati oltre 453 mila. Nel 95% dei casi l'avvelenamento era stato causato da un'auto-ingestione, in particolare di medicinali per adulti con obbligo di prescrizione (55% delle visite, 76% dei ricoveri, 71% dei danni gravi). Complessivamente, il 66% dei piccoli era morto.
Antidolorifici oppioidi come l'ossicodone, comuni sedativi o antinsonnia come il diazepam o il lorazepam, beta-bloccanti per le malattie cardiovascolari. Sono queste, secondo lo studio americano, le pillole dei grandi che i bimbi ingoiano più spesso per errore.
"Il fenomeno degli avvelenamenti da farmaci in età pediatrica sta peggiorando", avverte Bond: "Ogni anno aumentano i bambini esposti, aumentano le visite nei dipartimenti di emergenza, i ricoveri e i danni gravi". Decessi compresi. Un trend legato, secondo gli esperti, a una crescente medicalizzazione anche fra gli adulti. Se un'indagine condotta nel 1998-99 ha calcolato che un adulto su due aveva assunto un farmaco nella settimana precedente la rilevazione e il 7% ne aveva presi 5 o anche più, nel 2006 i dati erano saliti al 55% e all'11% rispettivamente. In altre parole, i bimbi rischiano di più perché trovano più medicine in casa.
"Gli sforzi per prevenire incidenti domestici di questo tipo sono insufficienti", dice Bond. "E' necessario trovare nuove soluzioni per confezionare e conservare i farmaci in modo più sicuro", aggiunge l'esperto che propone "chiusure a prova di bimbo o barriere meccaniche come blister" ad hoc.

mercoledì 14 settembre 2011

Ricerca: sotto il letto 'mix' letale sostanze chimiche, bimbi più a rischio

Roma, 14 set. (Adnkronos Salute) - Sotto i letti si annida un 'mix' pericoloso di sostanze chimiche che può mettere in pericolo la salute. Arrivando a provocare seri danni alla fertilità, deficit d'attenzione e perfino malattie oncologiche. A finire sul banco degli imputati sono gli interferenti endocrini rilasciati da molti oggetti presenti spesso in camera da letto: cosmetici, elettrodomestici e giocattoli. E a rischiare di più sono i bambini europei, che passano fino al 90% del loro tempo in casa, dove l'esposizione a queste sostanze chimiche può arrivare ad essere mille volte superiore a quella riscontrata all'esterno.
A lanciare l'allarme è lo studio 'Mostri malvagi sotto il letto', che ha analizzato la polvere presente nelle camere da letto in Europa, Africa e Asia. La ricerca, pubblicata oggi, è stata promosso dall'Associazione Malattie da Intossicazione Cronica e Ambientale (Amica), dall'organizzazione no profit ChemSec, insieme alla Società Svedese per la conservazione della natura (Ssnc).
"Questo rapporto - afferma Anne-Sofie Andersson, direttrice di ChemSec - dimostra che sotto il letto si annidano sostanze chimiche altamente problematiche. Per permettere di dormire bene la notte sia l'Unione Europea che tutti i singoli Paesi membri devono agire con forza. Attualmente i cittadini non sono adeguatamente protetti da questo cocktail di interferenti endocrini dalle leggi comunitarie in materia".
"I risultati dello studio - riferisce l'Amica - hanno dimostrato che gli interferenti endocrini vengono rilasciati da molti prodotti comunemente presenti nelle nostre case, tra i cui mobili, strumenti elettronici, cosmetici e giocattoli. I soggetti che rischiano di più a causa dell'esposizione alle sostanze chimiche presenti nella polvere domestica sono quelli più vicini al pavimento, cioè i bambini piccoli". Gli scienziati hanno analizzato i campioni di polvere raccolti nelle camere da letto in sei Stati membri dell'Unione Europa, in quattro paesi dell'Africa e in due del sud-est asiatico. Alcune delle sostanze chimiche ricercate, come il nonilfenolo e alcuni ftalati, sono state trovati a livelli più alti nelle case europee.
"E' evidente che in Europa non viene sufficientemente impiegato il principio di precauzione - avverte Francesca Romana Orlando, vice presidente di Amica - se nelle case degli italiani e degli europei si riscontrano livelli così alti di interferenti endocrini. Servono maggiori controlli sui prodotti - prosegue - e, in generale, la Commissione Europea e i singoli governi dovrebbero comprendere che mettere limiti all'industria rappresenta un colossale risparmio in termini di salute e sicurezza ambientale".

martedì 13 settembre 2011

Diabete: più semplice diagnosticarlo in gravidanza | FocusSalute

Diabete: più semplice diagnosticarlo in gravidanza | FocusSalute:
In Italia sono circa dieci “future mamme” su cento le donne con diabete gestazionale, una particolare forma della malattia che insorge in gravidanza e che, di solito, si risolve dopo il parto. Le principali cause predisponenti sono il sovrappeso, il parto dopo i 35 anni e la familiarità di primo grado per il diabete. Se ne è discusso al V Congresso nazionale centro studi e ricerche - Fondazione Associazione medici diabetologi, inaugurato oggi.

«Il diabete gestazionale rappresenta una vera minaccia, se non prevenuto e curato - dice Antonino Di Benedetto, coordinatore del gruppo di studio “diabete e gravidanza” - perché una donna su tre dopo il parto ha un rischio elevato di contrarre il diabete mellito tipo 2 nei cinque anni successivi. Ma l’impatto della malattia non riguarda solo la gestante. Anche le conseguenze per il feto possono essere serie: dalla crescita disarmonica sino alla predisposizione al diabete, all’obesità e alle malattie cardiovascolari, perché il feto si nutre di troppi zuccheri già nel ventre materno».

Eppure, prevenire il diabete gestazionale con un corretto stile di vita, diagnosticarlo e curarlo con l’alimentazione corretta e, nei casi più gravi, con l’insulina, sembrerebbe semplice. Ma evidentemente non è stato sinora così. «Infatti - spiega Di Benedetto - dopo oltre trent’anni anni, da alcuni mesi i criteri per lo screening e la diagnosi del diabete gestazionale sono stati semplificati. È sufficiente una semplice misurazione della glicemia al momento della prima visita ginecologica».

source: http://www.focussalute.it/

Tubercolosi al Gemelli, positiva mamma di un bimbo nato a luglio

Roma, 13 set.(LaPresse)- La mamma di un bimbo nato a luglio al Gemelli è risultata positiva alla tubercolosi. Anche il bimbo era risultato positivo al test e la donna, una 30enne, ha effettuato il test ai primi di settembre, dopo aver ascoltato il parere del pediatra. La donna con l'avvocato Luca Petrucci ha presentato una denuncia alla procura. "Prima si devono definire i fatti in maniera compiuta con la procura - spiega Petrucci - poi faremo le nostre contestazioni costituendoci parte civile".

source: it.notizie.yahoo.com

SALUTE: POCO PESCE NELLA DIETA DEI BAMBINI ITALIANI

(ASCA) - Roma, 13 set - I bambini italiani consumano 1,3 porzioni di pesce a settimana contro le 2-3 porzioni raccomandate dalle linee guida della SINU, la Società Italiana Nutrizione Umana. Una carenza che si aggira tra il 35 e il 57%: a metterla in evidenza una ricerca emersa dall'Osservatorio Nutrizionale Grana Padano condotta sulle abitudini alimentari di 1400 bambini italiani tra 6 e 10 anni da cui emergono anche un limitato apporto di frutta e verdura e uno scarso utilizzo di alimenti integrali.
''Possiamo parlare di una vera e propria criticità in merito al basso consumo di pesce dei bambini - spiega Michela Barichella, responsabile della Struttura di Dietetica e Nutrizione clinica ICP di Milano -. Evidentemente si tratta di abitudini alimentari errate che derivano anche dal comportamento dei genitori. Nella maggioranza dei casi il consumo di pesce dei bambini non arriva alle porzioni consigliate. Va ribadita, invece, la qualità nutrizionale e la ricchezza dei principi nutritivi del pesce, si pensi solo
all'importanza dell'apporto di Omega3, che ha un ruolo rilevante sulle funzioni cerebrali e sulla memoria a lungo termine''.
noe/mau/rl

Torino, colto da febbre bimbo di 7 anni muore in ospedale

Torino, 12 set. (LaPresse) - Colto dalla febbre ieri, ha preso una tachipirina che gli ha dato la mamma ma questa mattina è morto appena arrivato all'ospedale Regina Margherita di Torino. Protagonista della tragedia un bimbo di 7 anni. Ieri, ha riferito la madre, il bimbo aveva la febbre. La madre gli ha somministrato del paracetamolo, in dosaggio normale. Questa mattina il bimbo non stava ancora bene. La donna, preoccupata, ha chiamato il 118, ma il piccolo è arrivato in ospedale già in arresto cardiaco. E' spirato poco dopo al pronto soccorso. Ora si dovrà attendere l'autopsia per capire cosa gli è stato fatale.

Solidarietà: un sms per salvare il cuore dei bambini

Roma, 13 set. - (Adnkronos/Adnkronos Salute) - Da oggi al 2 ottobre è possibile salvare un piccolo cuore, con un semplice sms da 2 euro al numero 45503. Questa campagna di solidarietà a sostegno dell'Associazione 'Bambini cardiopatici nel mondo' servirà per finanziare una missione operatoria in Camerun e salvare la vita di 20 piccoli pazienti. Le donazioni possono essere effettuate da tutti i cellulari personali Tim, Vodafone, Wind, 3, Postemobile e COOPVoce, oppure chiamando lo stesso numero da rete fissa TelecomItalia, Infostrada, Fastweb e TeleTu.
Nel mondo ci sono più di 5 milioni di bambini malati di cuore, ricordano in una nota i promotori dell'iniziativa. Ogni anno ne nascono un milione, di cui 800 mila non hanno speranza di vita perché nati in Paesi in via di sviluppo, privi di medici e di strutture ospedaliere adeguate. L'Associazione Bambini cardiopatici nel mondo - A.I.C.I. Onlus, nata nel 1993, è attiva nei Paesi poveri con l'obiettivo di assistere e curare i bambini con cardiopatie congenite, senza discriminazioni di sesso, nazionalità o religione. Quest'associazione ha partecipato alla costruzione del Cardiac center, primo e unico centro cardiochirurgico dell'Africa centro-occidentale, nato in Camerun nel 2009 presso il St. Elizabeth Catholic General Hospital di Shisong. La campagna di sensibilizzazione e raccolta fondi attraverso sms è promossa dall'Associazione per garantire il proseguimento delle attività del Cardiac Center e incrementare il numero di operazioni al cuore dei suoi piccoli pazienti. Dal giorno della sua inaugurazione ad oggi, infatti, l'attività medica svolta presso il centro cardiologico ha conseguito importanti risultati: 13 missioni operatorie in loco, 157 interventi chirurgici, 95 cateterismi diagnostici e interventistici, 16 impianti di pacemakers e 8.333 visite ambulatoriali. La realizzazione di quest'opera, inoltre, è stata il primo tassello del progetto 'Cuore per l'Africa', che prevede la costruzione di 12 centri di cardiochirurgia pediatrica in tutto il continente africano.

lunedì 12 settembre 2011

Pediatria: 4 bimbi al mese muoiono soffocati, un libro per salvarli

Roma, 12 set. (Adnkronos Salute) - Una nocciolina, una pallina, una mandorla, un sorso di latte, una caramella. Oggetti a prima vista innocui, ma che se ingeriti da un bambino possono essere fatali: in Italia muore un piccolo a settimana a causa dell'ostruzione delle vie aeree superiori, ovvero quattro al mese. Ma prevenire questi eventi è possibile, intervenendo nella maniera giusta. A insegnarla è un libro dal titolo 'Come salvare i bambini dal soffocamento', scritto da Mario Squicciarini, medico volontario della Croce rossa italiana e referente Rianimazione cardiopolmonare e manovre disostruzione pediatrica, e Mario Pappagallo, giornalista del 'Corriere della Sera'.
Il libro, edito dalla Cfi Progetti del Cavaliere del lavoro Luigi De Vita, da sempre in prima linea nel diffondere la cultura del soccorrere e nel fornire un'adeguata preparazione per affrontare le situazioni di emergenza - informa una nota - è alla base di una grande campagna di prevenzione sociale: "Un semplice libro alla portata di tutti - evidenzia De Vita - che insegna a tutti coloro che vivono o lavorano accanto ai bambini come agire in caso di soffocamento, salvando così la vita del piccolo. Oltre 100 testimonianze di genitori che hanno salvato i figli una volta imparate le semplici manovre per tutti. Nel libro, oltre al poster illustrativo con le manovre per il bambino e il lattante, sono riportate anche le linee guida internazionali 2010 Ilcor sull'uso del defibrillatore semiautomatico in pediatria".
Il 15 settembre alle 11 si svolgerà a Napoli, presso la sala convegni della Camera di Commercio, la presentazione del Congresso nazionale Giec (Gruppo di intervento emergenze cardiologiche). Nel corso della conferenza stampa, Squicciarini presenterà il nuovo manuale tascabile dedicato all'insegnamento delle manovre di disostruzione pediatriche alla popolazione.
"Nel nostro Paese - sottolinea il giornalista Mario Pappagallo - muore un bambino a settimana a causa dell'ostruzione delle vie aeree superiori. E quanti giovani hanno un arresto cardiaco inaspettato e insospettabile. Ma soprattutto quante persone restano disabili per quegli interminabili minuti senza ossigeno al cervello che passano tra un evento come quelli appena descritti e l'arrivo di un soccorso. E quanti, sempre per lo stesso motivo, devono passare giorni in rianimazione dopo essere stati salvati dal provvidenziale arrivo dell'ambulanza. Eppure basterebbero poche mosse o un defibrillatore di ultima generazione per salvare tante vite o per evitare ancor più persone da invalidanti conseguenze. Invece di disperarsi, mettersi le mani nei capelli aspettando l'ambulanza, perché non fare qualcosa?".
"Alcune conoscenze del primo soccorso - assicura - sono alla portata di tutti dopo una giusta formazione. Squicciarini, medico e volontario della Croce Rossa, ha dimostrato che è possibile prima a migliaia di mamme, nonne, baby sitter e poi a me. Così come un cavaliere del lavoro di ampie vedute ha intuito l'importanza dei defibrillatori nel salvare vite e poi del messaggio di Squicciarini. Luigi De Vita si è così trasformato in editore. Il risultato è una sorta di 'manuale salvavita', che è anche la biografia di Marco Squicciarini. E della sua sfida: divulgare la conoscenza per evitare più morti o handicap possibili. Da un iniziale porta a porta pratico-educativo a un manifesto del salvavita 'fai da te' in grado di divulgare più rapidamente e a molte più persone il messaggio".
E non solo: "In un momento di grave crisi economica, di tagli ai servizi sociali e alla sanità - sottolinea il giornalista - questo concetto se colto significa risparmiare vite, ma anche risorse economiche. Come quelle dei giorni di degenza in rianimazione, di un eventuale coma, di eventuali riabilitazioni, di possibili supporti di vario genere a una conseguente disabilità: il blocco improvviso del cuore in Italia arriva a colpire, per varie cause, una persona ogni mille abitanti all'anno. Con una sopravvivenza del 3%. Nei Paesi in cui è diffusa la defibrillazione precoce la sopravvivenza tocca il 50%". Il motto del libro è dunque questo: "addestrati a ridare la vita in cinque minuti".

venerdì 9 settembre 2011

Salute: il pediatra, ok a dieta vegetariana, sempre piu' diffusa tra bambini

Roma, 9 set. (Adnkronos Salute) - "La dieta vegetariana è sempre più diffusa in Italia. Adottata ormai da milioni di adulti, quest'abitudine alimentare è destinata a coinvolgere un numero crescente di bambini. Di qui la necessità, soprattutto da parte dei pediatri, di informarsi e di approfondire il tema. Tanto più che l'alimentazione svolge nell'infanzia un triplice ruolo: accrescimento, sviluppo e prevenzione. Adottare sin da subito corrette abitudini alimentari equivale ad investire sulla salute dei bimbi". Queste le considerazioni di Claudio Maffeis, docente di pediatria presso l'Università di Verona ed esperto in alimentazione, organizzatore del convegno 'Nutrizione, metabolismo e diabete nel bambino e nell'adolescente', in programma oggi e domani presso il Policlinico Rossi di Verona.
La dieta vegetariana presenta tuttavia il rischio di carenze nell'apporto di particolari nutrienti, criticità che Maffeis spiega così all'Adnkronos Salute: "Sottolineo che tutti i potenziali benefici della dieta vegetariana, anche e soprattutto nell'infanzia, si neutralizzano se questo tipo di alimentazione non garantisce un adeguato apporto di tutti i principi nutritivi. Per questa ragione ribadisco il mio no alle diete 'fai da te', a maggior ragione se si tratta di regimi vegetariani, che espongono un po' di più al rischio di insufficienze nutritive o caloriche. Una buona dieta vegetariana, insomma, andrebbe sempre studiata e bilanciata affidandosi alle cure di un pediatra esperto in nutrizione".
Sorge così la necessità di sensibilizzare sull'argomento, ancor prima dei genitori, gli stessi pediatri. "Scopo del nostro convegno è proprio quello di fornire informazioni aggiornate sulla dieta verde nell'età della crescita. Mostreremo agli specialisti che i possibili rischi della dieta vegetariana, i quali peraltro interessano quasi esclusivamente i bambini che adottano una dieta vegana - e quindi non i cosiddetti lacto-ovo vegetariani - potrebbero riguardare, semmai, la carenza di alcuni nutrienti specifici, ad esempio sali minerali e qualche vitamina. Elementi, questi, che possono comunque essere agevolmente reintrodotti, a mezzo di specifici integratori, su consiglio del pediatra, il quale - non si stanca di ribadire Maffeis - deve seguire scrupolosamente la dieta del bambino, a maggior ragione se vegano".
Ferma restando la raccomandazione di affidarsi sempre ad uno specialista, allora, ecco i potenziali vantaggi di una corretta dieta vegetariana, secondo l'esperto: "Il 30% dei nostri bimbi è oggi in sovrappeso, e 1 su 10 addirittura obeso. Questi gravi problemi alimentari derivano da un apporto calorico eccessivo, il quale peraltro, al contrario di quel che si potrebbe pensare, espone comunque a carenze di alcuni nutrienti. Quantità, infatti, non significa anche qualità, e cioè equilibrio e varietà di elementi nutritivi".
"La dieta vegetariana, garantendo a parità di volume di cibo ingerito un minore apporto calorico, può assicurare l'assunzione di tutti i nutrienti necessari, e contribuire al contempo all’abbattimento dei rischi di sovrappeso e obesità".

SALUTE: IN ITALIA 7,6 NEONATI SU 100 ESPOSTI ALL'ALCOL IN GRAVIDANZA

(ASCA) - Roma, 9 set - In Italia oltre 7 neonati su 100 hanno subito esposizione alcolica nel grembo materno. Si tratta dei primi dati italiani rilevati da uno studio dell'Istituto Superiore di Sanità e diffusi oggi nell'ambito della prima Giornata internazionale della consapevolezza sulla sindrome feto-alcolica.
Lo studio multicentrico di prossima pubblicazione è stato condotto attraverso un biomarcatore, l'etilglucuronide, in grado di rilevare l'esposizione all'alcol nel meconio, le prime feci dei neonati. Il gruppo di studio, capeggiato da Simona Pichini, ha messo in luce che c'è un consumo di alcol
in gravidanza sottostimato o non riconosciuto da parte delle donne che partoriscono: l'analisi sul meconio di 607 neonati, infatti, ha rivelato un'esposizione media del 7,6% di neonati, con una distribuzione nelle diverse città campione dello studio molto diversificata: da uno 0% nella
neonatologia di Verona ad un 29% nella neonatologia dell'Umberto I di Roma.
''Noi non sappiamo quale sia la quantità di alcol che si possa assumere in gravidanza senza rischi e perciò indagini come questa sono estremamente importanti nel campo della prevenzione e della tutela della salute neonatale - afferma il presidente dell'Istituto Superiore di Sanità Enrico Garaci - perché permettono di far luce su un fenomeno sommerso come quello delle patologie pediatriche sviluppate in relazione all'assunzione di bevande alcoliche durante la gravidanza''.
''In Europa infatti - conclude Garaci - si hanno pochissimi dati sui disordini feto-alcolici, questo nostro
studio è fra i primi e ha coinvolto anche la Spagna. A Barcellona i dati hanno rivelato addirittura il 45% di esposizione neonatale. L'obiettivo di questa giornata è soprattutto l'informazione, alle donne prima di tutto sia quelle in gravidanza che quelle che decidono di avere un figlio che la quantità di alcol in questo periodo deve essere pari a zero''.
com-map/sam/bra

SALUTE: GRAVIDANZA, BIMBI DISTINGUONO TATTO DA DOLORE DA 35esima SETTIMANA

(ASCA) - Roma, 9 set - I bambini sono in grado di distinguere una carezza da un leggerissimo pizzicotto a partire dalle 35 settimane di gestazione: la scoperta è stata effettuata dai ricercatori dell'University College of London, in Inghilterra.
Lo studio, pubblicato su Current Biology, è stato condotto esaminando l'attività cerebrale di 46 neonati, di cui 21 venuti alla luce prematuramente. Gli studiosi hanno così potuto esaminare le risposte agli stimoli in piccoli nati tra la 28esima e la 37esima settimana: ''I bambini prematuri che hanno meno di 35 settimane danno risposte cerebrali molto simili quando esperiscono sensazioni tattili o dolorose -
spiega Rebeccah Slater dell'UCL, che ha partecipato allo studio -. Dopo questo periodo, invece, avviene un cambiamento graduale, e il cervello inizia a elaborare i due tipi di stimoli in modo distinto''.
''Naturalmente - conclude Lorenzo Fabrizi, primo autore dello studio - i bambini non possono dirci come si sentono. Non possiamo quindi affermare che prima di questo cambiamento a livello cerebrale non siano in grado di sentire il dolore''.
noe/mau/bra

mercoledì 7 settembre 2011

Farmaci: ibuprofene raddoppia rischio aborto in gravidanza

(ANSA) - MILANO, 7 SET - Prendere durante la gravidanza l'ibuprofene, uno dei principi attivi più comuni negli analgesici, può raddoppiare il rischio di aborto. Meglio il paracetamolo, un analgesico più sicuro in gravidanza. Lo ha stabilito uno studio pubblicato sul 'Canadian Medical Association Journal'.
Si è visto infatti che su 4.700 donne esaminate che avevano abortito, 1 su 13 aveva preso un antinfiammatorio non-steroideo, come l'ibuprofene, contro 1 su 38 che aveva avuto una gravidanza
normale. Già precedenti studi avevano suggerito che l'uso di ibuprofene e simili nelle prime fasi di gravidanza potesse aumentare il rischio di anomalie alla nascita. ''Questi farmaci dovrebbero essere usati - dicono gli scienziati - con attenzione durante la gestazione''.
In quest'ultimo studio, il rischio più alto di aborti registrato si è verificato con il diclofenac, un potente
analgesico. ''Dobbiamo consigliare alle donne - commenta Janet Fyle del Royal College of Midwives - di evitare di acquistare antidolorifici da banco. Se una donna incinta ha bisogno di qualche analgesico, il paracetamolo è il piu' appropriato''.
(ANSA).

SALUTE: PER 52% BAMBINI ITALIANI ALMENO UN ANTIBIOTICO DURANTE L'ANNO

(ASCA) - Roma, 7 set - La maggioranza dei bambini italiani è sana, però assume mediamente 3 farmaci ogni anno per le comuni malattie dell'infanzia. Il 52% dei bambini italiani assume almeno un antibiotico durante l'anno, contro il 14% i bambini inglesi (69% in Puglia, 36% nel Lazio). L'8% è ricoverato durante l'anno in ospedale, ma tra Friuli Venezia Giulia e Abruzzo la percentuale raddoppia. Sono alcuni dei dati che verranno presentati e discussi nel corso del Convegno ''Uso razionale dei farmaci per i bambini e i loro genitori: un obiettivo dinamico e strategico'' che si terrà all'Istituto Mario Negri di Milano venerdì 9 settembre. ''Sin dalla sua fondazione e nei 50 anni di attività - afferma Silvio Garattini, direttore dell'Istituto Mario Negri di Milano - la finalità principale dell'Istituto è stata quella di contribuire alla difesa della salute e della vita umana, e tra i settori prioritari in cui l'Istituto è impegnato c'è la salute materno-infantile''.
noe/mau/ss

martedì 6 settembre 2011

Pediatria: problemi per bimbi esposti a veleni chimici nel pancione

Roma, 6 set. (Adnkronos Salute) - Problemi di comportamento, ma anche ridotto sviluppo mentale e motorio per i bimbi esposti a veleni chimici quando erano ancora nel pancione della mamma. Secondo una ricerca della Columbia University's Mailman School of Public Health (Usa), l'esposizione prenatale agli ftalati - sostanze chimiche presenti in oggetti e giochi di plastica, ma anche in shampoo e prodotti per la casa - è legata a un aumento di problemi di comportamento nei bimbi di 3 anni, e a modificazioni nel cervello in fase di sviluppo.
Lo studio indaga, in particolare, sulla prevalenza di difficoltà motorie e comportamentali nei bimbi di età pre-scolare, esposti a queste sostanze nei nove mesi di gravidanza. Sulla base della ricerca, pubblicata su 'Environmental Health Perspectives', aumentano dunque le preoccupazioni sui rischi legati all'esposizione prenatale agli ftalati. Gli scienziati diretti da Robin Whyatt hanno seguito ed esaminato i figli di 319 donne non fumatrici, tutte abitanti in città, che hanno partorito tra il 1999 e il 2006. Il team ha misurato i metaboliti di quattro differenti ftalati nelle urine materne, come spia dell'esposizione prenatale a queste sostanze chimiche.
Ebbene, sottoponendo i bimbi a una batteria di test, gli studiosi hanno rilevato che una più elevata esposizione prenatale a due ftalati aumentava il rischio di ritardo motorio dei bimbi, spia di possibili futuri problemi di coordinazione.
Fra le bimbe, poi, l'esposizione elevata a una di queste sostanze è legata a un aumento del rischio di ridotto sviluppo mentale. In generale, inoltre, gli effetti comportamentali collegati all'elevata esposizione a questi veleni nel pancione sono stati "statisticamente significativi" sia fra i maschi che fra le femmine.
"I nostri risultati - dice Whyatt - suggeriscono che l'esposizione prenatale a questi ftalati incide in modo negativo sullo sviluppo mentale, motorio e comportamentale dei bambini negli anni prescolari". Risultati "preoccupanti", secondo gli studiosi, che evidenziano "la necessità di lavorare ancora per comprendere meglio gli effetti biologici di queste sostanze così comuni".

Procreazione: Usa, da un donatore sperma fino a 150 figli

(ANSA) - MILANO, 6 SET - Quanti figli si possono arrivare a generare da un singolo donatore di sperma? Anche fino a 150, come ha scoperto su internet una donna negli Stati Uniti ricorsa alla fecondazione eterologa. E sono sempre di più i genitori che scoprono che i loro figli hanno dai 20 ai 50 fratelli sparsi per il Paese. Ecco perché molti medici, genitori e donatori chiedono delle regole che impongano dei limiti, come racconta il 'New York Times'.
Anche se altri paesi, come Gran Bretagna, Francia e Svezia, limitano il numero di figli possono essere generati da un padre, negli Usa non ci sono limiti. Solo delle linee guida dell'American Society for Reproductive Medicine, che raccomanda di restringere i concepimenti per ogni donatore a 25 nascite su
una popolazione di 800mila persone. E ora inizia ad esserci una crescente preoccupazione sulle potenziali conseguenze di avere troppi figli da uno stesso donatore. Come il rischio che si diffondano troppo i geni di qualche malattia rara tra la popolazione, o di possibili 'incesti casuali' tra persone che non sanno di essere fratelli o sorelle per parte paterna. Nessuno sa quanti bambini nascano così ogni anno negli Usa.
Alcune stime parlano di 30-60mila, forse di più. L'Inghilterra, dopo la nascita di Louise Brown, la prima bambina nata in provetta, affidò a un comitato diretto da Mary Warnock il compito di fare chiarezza. Nel 1982 furono così emanate una serie di raccomandazioni, come quella di regolare la vendita di
sperma ed embrioni, e di limitare a 10 il numero di figli per donatore. ''Ma adesso è venuto il momento di mettere delle regole anche qui - spiega Wendy Kramer, fondatrice del Registro dei fratelli da donatore - Le banche dello sperma continuano a mantenere anonimi i donatori e fare soldi. Ma bisogna pensare a
cosa è giusto per le famiglie e ai donatori, a cui viene spesso detto che il loro seme sarà usato al massimo per 10 figli''.
(ANSA).

venerdì 2 settembre 2011

SALUTE: FIGLI RICCHI ASSISTONO DI MENO I GENITORI ANZIANI

(ASCA) - Roma, 2 set - I figli che guadagnano di più trascorrono meno tempo a prendersi cura dei propri genitori anziani rispetto a chi ha redditi più bassi. E' quanto emerge da uno studio guidato da Olena Nizalova del Kiev Economics Institute (Ucraina) presentato a Lindau, in Germania, nel corso del ''Lindau Nobel Laureate Meetings''.
La ricerca ha preso in considerazione 2790 uomini e donne americani che avevano almeno un genitore o un suocero/suocera di cui occuparsi: dall'analisi è emerso che, in particolare, per ogni 10% di aumento dello stipendio le donne trascorrono con gli anziani genitori il 36% di tempo in meno, mentre gli
uomini riducono il loro contributo del 18%.
noe/sam/alf

Intossicati 54 bambini in una colonia

(ANSA) - BRESCIA, 2 SET - Cinquantaquattro bambini, tra i 9 e i 13 anni, sono stati ricoverati per un'intossicazione alimentare nel Bresciano. Si trovavano tutti in un campo estivo in Val Camonica, a Malonno, in provincia di Brescia. Intorno alle 2 del mattino la chiamata al 118 e il trasferimento in vari ospedali.
All'origine del malore, manifestatosi in vomito e dissenteria, forse l'acqua di un ruscello dal quale i bambini avrebbero bevuto. Il contagio è infatti simultaneo, più difficile l'ipotesi di un virus.

Bologna, pesano tre chili e mezzo le gemelline siamesi

BOLOGNA, 2 SETTEMBRE – Le sorelline siamesi con un solo cuore e un solo fegato hanno compiuto due mesi. Pesano quasi tre chili e mezzo, per i medici dell’ospedale Sant’Orsola di Bologna si tratta di un traguardo straordinario se si considera la loro fragilissima condizione esistenziale, fuse come sono per una parte del tronco.

Mario Lima, primario di chirurgia pediatrica ha dichiarato: «Bevono anche il latte della mamma, si rafforzano a vicenda e hanno iniziato a sviluppare le percezioni sensoriali tipiche del neonato. Più crescono e più aumentano le possibilità di sopravvivenza. Mantengono necessariamente il drenaggio addominale, la ventilazione meccanica, il supporto farmacologico della funzione cardiocircolatoria e nutrizionale artificiale attraverso accessi venosi centrali ». La scienza dà quasi per scontato il loro destino, poiché la sopravvivenza riguarderà una sola delle due, la più forte ed energica.

Secondo Famiglia Cristiana: «La separazione deve essere animata dalla ferma volontà di salvarle tutte e due. Non è lecito decidere a quale delle due bambine dare la possibilità di sopravvivere». È una questione religiosa, etica, morale, medica, che anche nel mondo della Chiesa. L’ arcivescovo Rino Fisichella, presidente del Pontificio Consiglio per la Nuova evangelizzazione ha dichiarato: «Davanti alla reale possibilità della morte per le due neonate ogni sforzo per salvarne almeno una è da noi considerato come un atto di amore a favore della vita e, come tale, è lecito».

Hanno detto sì il Comitato di bioetica dell’ università, il Comitato indipendente del Sant’Orsola, la Procura e il tribunale per i minorenni. Nel frattempo le neonate crescono, contro ogni statistica e previsione.

Il professor Lima racconta che: «Ogni volta diciamo mamma mia ma loro poi resistono, l’ allarme rientra e la battaglia prosegue». In due mesi di vita hanno superato varie crisi, soprattutto respiratorie, combattendo coraggiosamente per la sopravvivenza.

Maria Giuseppina Bauleo

Sanità: marito infermiera con tbc, mia moglie contagiata in corsia -- Libero-News.it

Sanità: marito infermiera con tbc, mia moglie contagiata in corsia - - Libero-News.it

Roma, 2 set. - (Adnkronos) - Potrebbe essersi ammalata in corsia, secondo il marito, l'infermiera al centro dell'inchesta sulla Tbc al Gemelli. "Mia moglie fa una vita sana non prende neanche l'autobus, si sposta in automobile", dice in un'intervista al 'Corriere della Sera'. "Forse è un concetto elementare - racconta - ma sei fai il poliziotto il rischio è qualcuno ti spari, se giochi a calcio puoi romperti una gamba, e se fai l'infermiera c'è la possibilità di prendere una malattia. E' al nido da un anno e mezzo. Prima stava a fisiopatologia respiratoria. Vai a sapere ...".

Riguardo invece alle accuse del Codacons, l'uomo replica: "Potrebbe chiedere la mia cartella clinica ai sanitari dell'Umberto I e finalmente chiarire di cosa mi ammalai". "Non si trattava di tubercolosi - spiega - Era una pleurite essudativa di sospetta origine tubercolotica. Ho girato per un mese con un dolore al costato, senza che si capisse cosa fosse. Era il 2004: non ringrazierò mai abbastanza i medici del policlinico Umberto I che mi hanno curato. Mi hanno salvato la vita. Ero stato anche al Cristo re. Inutilmente, visto che continuavo a stare male. Così il medico personale mi disse: 'Cambiamo ospedale'. Quando mi dimisero la prima cosa che chiesi al professore che mi guardi fu se ci fossero rischi di contagio per mia moglie, mio figlio, i colleghi del posto di lavoro. 'Nessun pericolo, può tornare a casa tranquillamente'".

Anche sulle notizie riguardanti la positività alla tbc della moglie nel 2005 afferma che "non c'è stato chiarezza. I medici del Gemelli - conclude - accertarono la positività dopo uno screening nel reparto dove lavorava. Venne ricoverato un giovane e si scopri che aveva la tubercolosi. Me lo disse proprio lei. 'Sai che devo fare il test per la Tbc? Un paziente era ammalato ...'".

Oms, muoiono meno neonati nel mondo

(ANSA) - ROMA, 31 AGO - Nel mondo muoiono meno neonati. Il numero dei bambini morti nelle prime 4 settimane di vita è sceso dai 4,6 milioni del 1990 ai 3,3 milioni del 2009, anche se il 99% di queste morti avviene nei Paesi in via di sviluppo. E' quanto emerge da uno studio di Oms, Ong Save the children e London School of Hygiene and Tropical Medicine, pubblicato su Plos Medicine. I decessi nel primo mese di vita sono il 41% di tutte le morti infantili sotto i 5 anni; la prima settimana di vita è la più rischiosa.


Source: www.ansa.it