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mercoledì 4 aprile 2012

Pediatria: dolore per 4 bimbi ricoverati su 10, indagine in 59 reparti

Milano, 4 apr. (Adnkronos Salute) - Sono pazienti di taglia 'XS' ma la loro sofferenza può essere 'extralarge', ingombrante al punto da diventare insopportabile. Più del 40% dei pazienti bambini ricoverati nei reparti di pediatria italiani soffre di dolore, soprattutto di origine non oncologica. Ma questa sofferenza, avvertono gli esperti, "viene spesso sottostimata". Il dolore viene misurato meno di 6 volte su 10 e gestito attraverso l'impiego di terapie che vedono al primo posto il paracetamolo (nel 34,2% dei casi). E' la foto scattata, a quasi due anni dal varo della legge 38, da un'indagine condotta su 59 pediatrie italiane tra ottobre e dicembre 2011, nell'ambito di un progetto promosso dall'associazione pazienti 'Vivere senza dolore' e presentato oggi a Milano.

L'obiettivo: valutare come in queste strutture viene monitorato e trattato il dolore dei baby-pazienti. L'associazione - che oggi ha presentato non solo i dati dell'indagine, ma anche l'iniziativa 'Accendi un sorriso' patrocinata dal ministero della Salute - arriva alla conclusione che c'è ancora molto da fare per limitare la sofferenza inutile nei più piccoli. I reparti che hanno partecipato all'indagine riceveranno in dono variopinte lampade di cartapesta realizzate da bambini di scuole, ospedali, Comuni e laboratori artistici di varie zone d'Italia. Il senso del dono è nel messaggio: "La speranza di cambiare il colore al dolore, illuminando le giornate dei piccoli pazienti ricoverati".

Oggi, riflette Franca Benini, responsabile del Centro regionale veneto di terapia antalgica e cure palliative pediatriche dell'università di Padova, "il trattamento del dolore pediatrico è ostaggio del pregiudizio secondo cui ciò che dice il bambino debba essere vagliato attraverso la 'lente' di quello che vede e pensa l'adulto. La conseguenza è che spesso la sofferenza dei più piccoli viene sottostimata, così come il dolore legato alle procedure diagnostiche e terapeutiche eseguite in ospedale".

E poi c'è il problema dei farmaci: "Non esistono formulazioni farmaceutiche adatte al peso e all'età dei bambini - precisa Benini - ma con l'opportuna competenza possono comunque essere utilizzati tutti i farmaci utili al controllo del dolore, che invece in area pediatrica sono ancora poco impiegati. E' fondamentale migliorare questa situazione, perché una sofferenza non adeguatamente trattata può influenzare il comportamento psicologico del bambino e anche la sua soglia del dolore, con conseguenze in età adulta".

Un primo questionario distribuito ai medici, spiega Marta Gentili, presidente di Vivere senza dolore, mostra che "l'incremento nella registrazione del dolore in cartella clinica, dopo la legge, ha interessato solo il 41,9% dei centri. Ma a distanza di un mese, una nuova rilevazione ha evidenziato che aver spostato l'attenzione sul problema, mettendo a disposizione delle pediatrie algometri specifici, ha fatto aumentare la misurazione del dolore nell'84,3% dei reparti".

Dietro il paracetamolo, nella lista dei farmaci analgesici utilizzati, c'è l'ibuprofene (25,2%) e l'associazione codeina-paracetamolo (12,6%).

La survey ha coinvolto anche i familiari dei bambini ricoverati, con 722 questionari. E' emerso che è la mamma, nel 71,6% dei casi, a farsi carico del problema. I genitori hanno consapevolezza della sofferenza del figlio in oltre il 60% dei casi, e ad oltre il 66% risulta che il dolore venga monitorato. Dell'avvenuta prescrizione e del tipo di terapia sono consapevoli rispettivamente il 56,4% e il 63,2%.

"Questi dati - aggiunge Gentili - indicano che, in media, il 40-50% dei genitori dei bambini con dolore non viene informato in merito al problema". Quanto ai medici, le richieste vanno dalla necessità di formazione (25%), alla dotazione di algometri pediatrici (16,7%), a una cartella clinica che riporti il parametro dolore (11,9%) e alla presenza nel prontuario farmaceutico dell'ospedale di farmaci adeguati per la cura del dolore nel bambino (7,1%)".

Richieste "condivisibili - commenta Luca Bernardo, direttore del Dipartimento materno-infantile e dell'Unità operativa di pediatria dell'ospedale Fatebenefratelli di Milano, tra i reparti che hanno aderito al progetto - ma noi medici possiamo fare già molto con un approccio nuovo, che vada verso una migliore comunicazione con i pazienti". Immagini, nomi e storie dell'iniziativa, insieme a una fiaba, sono stati raccolti in un libro.

Pasqua: da cioccolato e frutta secca insidie per bimbi e genitori allergici

Roma, 4 mar. (Adnkronos Salute) - Pasqua alle porte, allergie alimentari in agguato. Non solo al cioccolato, ma anche a mandorle, noci e uova. "La buona notizia è che l'allergia al cioccolato è abbastanza rara, e riguarda il 3-5% dei bimbi con allergie alimentari, oltre al 3% degli adulti", spiega all'Adnkronos Salute Alberto Villani, responsabile della Struttura complessa di pediatria generale e malattie infettive dell'Ospedale Bambino Gesù di Roma.

Insomma, nonostante la fama, "il cioccolato è molto più innocente di quanto si pensi: in Italia non sono descritti casi di shock anafilattico da cioccolato, e oltretutto si tratta di un alimento dall'elevato valore nutrizionale". Ma come sospettare un problema? "Tra le manifestazioni da tenere d'occhio ci sono orticaria e dermatite, ma anche una diarrea profusa dopo il consumo di bon bon o barrette", dice il pediatra. Se queste reazioni si manifestano più di una volta, è bene approfondire la cosa.

Ma se l'allergia al cacao è molto rara, quando un bimbo è allergico al latte anche il cioccolato che lo contiene "va evitato: in questo caso è bene optare per il fondente". Fra le insidie legate ai dolci pasquali, "c'è poi la frutta secca, che in effetti può essere veicolata anche dal cioccolato - avverte - sia come ingrediente vero e proprio sia in tracce legate ai processi di produzione". L'allergia alla frutta secca riguarda circa lo 0,5% dei bambini, "e include pinoli, mandorle, noccioline e noci, oltre alle arachidi e al burro d'arachidi, un problema molto diffuso negli Usa". In questi casi dunque sono off-limits anche le tradizionali colombe con le mandorle.

Ma quando far assaggiare il primo uovo di Pasqua al piccolo di casa? "Le regole non esistono, ma certo non c'è motivo di darlo prima di 18-24 mesi. In seguito è bene fare attenzione alla quantità e alla composizione del cioccolato". Non tutte le uova di cioccolato contengono infatti burro di cacao e cacao, "quindi è bene leggere l'etichetta e prediligere prodotti di qualità", raccomanda Villani.

Si tratta di un alimento "dalle numerose virtù nutrizionali", come emerge anche da recenti studi. "Ma se è difficile trovare qualcuno a cui non piaccia, è anche bene evitare gli eccessi". No al cioccolato tutti i giorni, dunque. "Non perché faccia male, ma per insegnare fin da piccoli l'importanza di una dieta varia", conclude l'esperto.

martedì 3 aprile 2012

Roma, bimba di 18 mesi cade da secondo piano e muore

Roma, 3 apr. (LaPresse) - Una bambina di un anno e mezzo è precipitata dal balcone della sua abitazione al secondo piano, in via Liguria, a Civitavecchia (Roma), sul litorale romano. La piccola è stata immediatamente trasportata in ospedale, dove è morta poco dopo il suo arrivo. Ancora non è chiara la dinamica dell'incidente su cui indaga la polizia.

Bimbo premiato per soluzione crisi Grecia: Fate come con la pizza

Londra (Regno Unito), 3 apr. (LaPresse/AP) - Un bambino olandese di 11 anni ha vinto 100 dollari per il suo piano con cui risolvere la crisi greca. Jurre Hermans era tra i 452 candidati che hanno proposto piani economici sulla crisi economica, il vincitore vincerà i 400mila dollari del Wolfson Economics Prize. Il bambino ha proposto di fare con gli euro come "con un pancake o una pizza". La sua idea è che "tutti i greci portino i propri euro in banca e li mettano in una macchina del cambio". "I greci - continua - ricevono in cambio dracme dalla banca, la loro vecchia moneta, e la banca dà tutti quegli euro al governo". Il bambino spiega il suo programma con una metafora: "Tutti quegli euro formano un pancake o una pizza. Ora il governo greco può iniziare a pagare tutti i suoi debiti, perché chiunque abbia un debito prende una fetta di pizza". I cinque finalisti del premio hanno ottenuto 10mila sterline per continuare il proprio lavoro in vista della premiazione del 5 luglio.

(AGI) Musica: McCartney jr vuole nuova band con figli Beatles

(AGI) Londra - L'idea e' sua, ma ne ha gia' parlato agli altri,

ricevendone risposte per lo piu' positive. James McCartney,

ultimogenito e unico maschio avuto da Paul McCartney, vorrebbe

dare vita a una nuova band insieme ai figli degli altri tre

Beatles originali: Sean Lennon, Dhani Harrison e Zak Starkey,

primogenito di Ringo Starr. Il nome della formazione e' gia'

pronto: 'The Beatles - The Next Generation'. "A me piacerebbe

un sacco", ha spiegato il 34enne James, cantante e chitarrista

in proprio con alle spalle due Ep co-prodotti dal celeberrimo

padre. "Sean mi e' parso interessato, e cosi' anche Dhani". Il

piu' cauto invece sembra sia Zak, che dal famoso genitore ha

ereditato lo strumento, la batteria: non e' un caso, poiche'

dell'ipotetico quartetto-bis e' quello con la carriera

personale piu' interessante, avendo suonato tra gli altri con

Oasis, Iron Maiden e Waterboys, ma soprattutto avendo di

recente soppiantato in maniera abbastanza stabile il

leggendario Keith Moon (a suo tempo amico fraterno di Ringo) in

quel che resta dei mitici Who. "Pero'", ha spiegato James

McCartney, "con un po' di aiuto dal sangue che ci scorre nelle

vene, si puo' sperare che alla fine il gruppo veda la luce". Ci

crede talmente, McCartney Junior, da confessare candidamente di

aver "sognato di diventare migliori dei Beatles"; anche se, ha

ammesso, "non sono proprio sicuro di farcela"

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lunedì 2 aprile 2012

I figli a Madonna: “Mamma, spegni quella roba” | Live from LA

(KIKA) - LOS ANGELES - Il nuovo album di Madonna, dal titolo MDNA sembra fatto apposta per un pubblico molto giovane, o per coloro che almeno abbiano molta voglia di sentirsi tali. Già dal singolo cantato per la prima volta al Superbowl e supportato da una coreografia con Madonna e ballerine in abbigliamento da ragazze collegiali, infatti, si era intuita questa impronta molto "teen".

Madonna

Purtroppo, però, se il tentativo della pop star era quello di attrarre il pubblico più giovane, potrebbe rivelarsi già fallito: i suoi figli, infatti, tutti adolescenti o pre-adolescenti, non amano la sua musica, al contrario le chiedono di spegnere la radio non appena sentono cantare i suoi pezzi.

Il fratello barbone di Madonna al Superbowl

"I miei figli sono brutalmente onesti quando sentono qualcosa che non gli piace - ha confessato l'artista - E' doloroso ma alla fine è sincero. Dicono semplicemente Mamma spegni quella roba"… anche quando la canzone in questione è la mia".

Un particolare un po' triste, soprattutto se si pensa a quanta fatica faccia sempre Madonna per preparare i suoi spettacoli: "In più di 25 anni - ha detto in riferimento agli ultimi mesi - non ho mai lavorato così duramente. Mi alleno moltissimo e combino esercizi cardio con il pilates".

Che delusione! Forse se i suoi figli li avesse interpellati un po' prima…

Fecondazione: oltre 7 mila gli embrioni congelati in Italia

Roma, 2 apr. (Adnkronos Salute) - Oltre 7 mila embrioni congelati nel 2009, su un totale di quasi 10 mila ottenuti con le tecniche di fecondazione assistita. Il dato, l'ultimo disponibile, è contenuto nell'ultima Relazione del ministero della Salute al Parlamento sulla procreazione medicalmente assistita in Italia, presentata a giugno 2011.

Prendendo in esame un periodo in parte precedente e in parte successivo alla sentenza della Corte costituzionale che nel maggio del 2009 ha modificato la legge 40, prevedendo la possibilità di crioconservare gli embrioni, la Relazione evidenzia una contrazione dell'applicazione del congelamento degli ovociti (si passa dal 12% di prelievi in cui si effettua il congelamento di una parte degli ovociti, del 2008, al 9,9% del 2009). E contemporaneamente un boom degli embrioni congelati: si registra un aumento di dieci volte, passando dai 763 nel 2008 ai 7.337 del 2009.

Dei 350 centri autorizzati per la fecondazione assistita in Italia, il 45% (157) sono pubblici o privati convenzionati e offrono trattamenti a carico del Ssn, mentre per il 55,1% (193) si tratta di centri privati. I primi sono concentrati soprattutto al Nord, dove rappresentano il 60% del totale. Nel Lazio, dove in una struttura pubblica - l'ospedale San Filippo Neri di Roma - si è verificato l'incidente che ha causato la distruzione di 94 embrioni, nel 2009 vengono censiti 7 centri pubblici di Pma, 4 i privati convenzionati, 43 quelli privati, per un totale di 54.

Fecondazione: embrioni distrutti al San Filippo Neri, Procura apre fascicolo

Roma, 2 apr. - (Adnkronos Salute) - Un fascicolo d'indagine rubricato come 'K' e quindi senza indicazione di reato e senza indagati e' stato aperto dalla Procura della Repubblica di Roma in seguito all'incidente avvenuto nei giorni scorsi nel centro di procreazione medicalmente assistita dell'ospedale San Filippo Neri. Come e' noto l'incidente ha determinato la distruzione di 94 embrioni, di 130 ovociti e di 5 campioni di liquido seminale.

Oggi il procuratore capo Giuseppe Pignatone e il procuratore aggiunto Leonardo Frisani esamineranno la vicenda allo scopo di stabilire se sussistono ipotesi di reato. Una volta individuata l'ipotesi di reato si potranno prendere delle decisioni conseguenti considerato comunque che al momento non sussiste alcun fatto doloso all'origine dell'incidente. Il reato che potrebbe configurarsi sarebbe di natura colposa e determinato da imperizia o negligenza da parte di chi aveva il compito di vigilare sull'integrita' del materiale andato perso.

Fecondazione: ginecologi, Pma in ospedale sicura e controllata

Milano, 2 apr. (Adnkronos Salute) - "Le strutture del Servizio sanitario nazionale che svolgono pratiche di procreazione medicalmente assistita operano sotto un costante controllo e attraverso sistemi di reclutamento e valutazione delle risorse umane, tecnologiche ed organizzative che offrono ampie garanzie all'utenza. E ad esse le coppie possono rivolgersi con fiducia e sentirsi serene per la qualità e la sicurezza delle prestazioni erogate". Lo assicurano Aogoi (Associazione ostetrici ginecologi ospedalieri italiani) e Sios (Società italiana ospedaliera sterilità), che "in questo momento di disorientamento dell'opinione pubblica", dopo il "gravissimo e drammatico" incidente al centro Pma dell'ospedale San Filippo Neri di Roma, intendono "respingere ogni tentativo denigratorio della qualità delle prestazioni erogate dalle strutture ospedaliere pubbliche e private".

Aogoi e Sios, in una nota firmata dai presidenti Vito Trojano e Cristofaro De Stefano, ricordano di essersi "impegnate costantemente nella collaborazione con gli organismi di controllo (Regioni e Centro nazionale trapianti) nel promuovere la formazione del personale dei centri di Pma a livello nazionale, collaborando anche a progetti internazionali sulla prevenzione e controllo degli eventi avversi e sollecitando anche il governo con una istanza specifica affinché i centri di Pma fossero ad esclusivo coordinamento dei ginecologi. Il recente recepimento da parte della Presidenza del Consiglio dei ministri del documento approvato dalla Conferenza Stato-Regioni definisce un'uniformità di requisiti minimi organizzativi, strutturali e tecnologici delle strutture autorizzate per le procedure di Pma, ai quali ogni struttura operante in Italia deve adeguarsi, quali la direzione dei centri, la tipologia delle strutture e le procedure di sicurezza". Pertanto Aogoi e Sios chiedono a ministero della Salute e Regioni di "mettere in atto ogni iniziativa che consenta alle strutture del sistema sanitario di adeguarsi, ove necessario, a quelle che sono le giuste prescrizioni stabilite dalle norme vigenti".

"L'adeguamento rispetto ai requisiti prescritti impone che in alcune regioni si debbano acquisire risorse umane e tecnologiche per ruoli per i quali è persino difficile definire i percorsi formativi ed i titoli, come l'embriologo e l'andrologo per i quali non esistono scuole di specializzazione, o il ginecologo esperto di medicina della riproduzione. Riteniamo che si debbano sostenere le strutture in attività - aggiungono quindi gli esperti - destinando agli adeguamenti le risorse economiche previste dalla Legge 40, che, ci risulta, in alcune regioni non siano state utilizzate da oltre 5 anni e che debbono essere immediatamente messe a disposizione delle aziende nell'interesse degli utenti". "Intendiamo ribadire che ora più che mai - concludono Aogoi e Sios - il personale sanitario delle strutture di Pma, pur operando a volte in situazione di limitatezza delle risorse, si sente responsabilizzato e motivato a fare tutto quanto in suo potere per offrire prestazioni di elevatissimo standard qualitativo ai cittadini".

Mariah Carey: una casa a prova di bimbo, ma non dei suoi! | Live from LA

(KIKA) - LOS ANGELES - Quando si hanno dei bimbi piccoli, specialmente nel momento in cui cominciano a muovere i primi passi, la maggiore preoccupazione dei genitori è proteggerli in ogni modo possibile, specialmente in casa che, benché sia metafora di sicurezza, per i più piccoli può nascondere insidie e pericoli. Da qui l'esigenza di rendere la casa a prova di bambino, con particolari accorgimenti e protezioni, come hanno fatto anche Nick Cannon e Mariah Carey per i piccoli Monroe e Moroccan, di dieci mesi.

Mariah Carey, Nick Cannon, Moroccan Cannon, Monroe Cannon

Sembra però che i due gemelli sopra citati siano dei piccoli prodigi, del tutto incuranti delle misure di sicurezza prese dai genitori e anzi così superiori a dette misure, da arginarle come se niente fosse.

Cancelletti che bloccano l'accesso alle scale, fermacassetti, protezioni per le prese di corrente: Monroe e Moroccan se ne fanno un baffo. " Sono troppo intelligenti per questi dispositivi, tolgono ogni protezione che noi mettiamo," ha dichiarato Nick Cannon tra il preoccupato e l'orgoglioso, come ogni genitore che può vantare un pargolo più intelligente e temerario della media.

"Poi, sanno che cosa è a prova di bambino e cosa no - ha aggiunto - quindi è come se pensassero: Ah, lì non possiamo andare. Allora facciamo quest'altra cosa! E poi, stanno muovendo i primi passi e questo ci rende ancora più apprensivi".

Cari Nick e Mariah , i genitori troppo ansiogeni sono la rovina della nostra generazione, ma a giudicare da come i gemelli hanno superato le protezioni, una domanda sorge spontanea: sono loro i genietti, o i loro genitori che li hanno sottovalutati?

Moroccan Cannon, Monroe Cannon