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giovedì 10 gennaio 2013

Tv: Belen, mio figlio si chiamera' Santiago, nascera' a Milano

Firenze, 10 gen. - (Adnkronos) - Il figlio si chiamera' Santiago, il nome lo ha scelto lei, e nascera' a Milano. Lo assicura la showgirl argentina Belen Rodriguez, a Firenze per debuttare come stilista a Pitti Immagine Uomo. Conversando con i giornalisti, Belen ha confidato di portare ''spesso la mano sulla pancia, e' un gesto che non riesco a trattenere, mi sveglio cosi' anche la notte. Penso che sia un gesto come se la mano fosse una fascia''.

Quanto al nome del piccolo, che aspetta dal compagno Stefano De Martino, la showgirl rivela: ''L'ho scelto io, e' un nome che ho sempre desiderato, da quando avevo 17 anni''. Santiago, se tutto andra' come programmato, ''nascera' a Milano - svela Belen - sono decisioni, come dire, che vengono dall'alto. Almeno, stiamo pianificando il parto a Milano, poi se mi si rompono le acque, ad esempio a Roma, partoriro' a Roma''.

Fecondazione: Brasile, donna di 51 anni partorisce nipotine gemelle

Roma, 9 gen. (Adnkronos Salute) - Una donna di 51 anni, madre di tre figli, ha partorito le sue due nipotine gemelle a Goiânia, in Brasile. La donna, Maria da Gloria, casalinga, ha accettato di prestare l'utero e gli ovuli a sua figlia Fernanda, che non era in grado di avere bambini. Fernanda, infatti, era stata sottoposta a un intervento di rimozione dell'utero quando era adolescente. Così la madre ha accettato, dopo una serie di controlli medici, di diventare la madre surrogata dei suoi nipoti, ed è riuscita a restare incinta al secondo ciclo di fecondazione. Sottoposta a un cesareo quattro settimane prima del termine della gravidanza, la donna ha partorito due bimbe sane, chiamate Emmanuel e Julia.

"Non potrei essere più felice", ha detto alla stampa locale Fernanda Medeiros, 34 anni. La neomamma, riferisce il 'Daily Mail', ora sarà sottoposta a un trattamento per indurre l'allattamento, dal momento che spera di riuscire a dare il suo latte alle piccole.

mercoledì 9 gennaio 2013

Cinema: la figlia di Klaus Kinski rivela, 'mio padre abusava di me'

Roma, 9 gen. (Adnkronos) - L'attrice teatrale Pola Kinski, figlia dell'attore tedesco Klaus Kinski, morto nel 1991, ha dichiarato sul settimanale tedesco 'Stern', che suo padre ha abusato di lei sessualmente durante tutta la sua infanzia e adolescenza. "Anche quando ho cercato di difendermi, gridandogli che non volevo - ha affermato l'attrice, sorellastra di Nastassja Kinski - a lui non importava niente".

La Kinski ha raccontato tutto, per la prima volta, in un libro biografico che uscira' prossimamente in Germania, dal titolo 'Kindermund' ('Parole di un bambino'). L'attrice ha inoltre affermato di aver scritto quest'opera in risposta alla venerazione che si e' formata intorno al padre, considerato un attore geniale soprattutto per le sue interpretazione di personaggi psicopatici. "Io non riuscivo davvero a capacitarmi: 'Tuo padre! Geniale! Un genio! Io l'ho sempre amato!'- ha spiegato l'attrice - Soprattutto dopo la sua morte questa adorazione e' andata crescendo".

La Kinski, che ha vissuto tutta la sua infanzia con la paura perenne del padre, ha inoltre affermato di non averlo mai considerato un attore: "Quando lo vedevo nei film, mi sembrava esattamente come era a casa. Si e' aprofittato di tutti. Non ha mai avuto rispetto per nessuno". Klaus Kinski, morto negli Stati Uniti all'eta' di 65 anni, e' stato uno degli attori preferiti di Werner Herzog, per il quale ha recitato in 'Nosferatu, il principe della notte' e in 'Woyzeck'. Kinski ha avuto tre figli, nati da tre diverse relazioni.

martedì 8 gennaio 2013

Usa, polemica per show su rapper che ha 11 figli con 10 donne diverse

Pasadena (California, Usa), 7 gen. (LaPresse/AP) - È polemica per la serie televisiva sulla vita del rapper Shawty Lo, che ha 11 figli con dieci donne diverse, realizzata dalla rete Oxygen. Il Parents Television Council ha chiesto all'emittente di rinunciare alla trasmissione, definendo lo show intitolato 'All My Babies' Mamas' (Le mamme di tutti i miei bimbi) come "irresponsabile in maniera grottesca". La richiesta del gruppo arriva dopo la petizione lanciata della scrittrice Sabrina Lamb, che ha raccolto oltre 20mila firme contro la trasmissione.

lunedì 7 gennaio 2013

Salute: fatina scaccia-tosse e trucchi per aerosol a bimbo senza lacrime

Roma, 7 gen. (Adnkronos Salute) - In piena stagione invernale, tra tosse, catarro e raffreddore, spesso è necessario far fare al bambino un ciclo di aerosol. Ma spesso i genitori impegnati nel rispettare le prescrizioni del pediatra si trovano di fronte a pianti e strepiti. "Le terapie inalatorie - spiegano gli esperti delle Terme Pompeo a Ferentino - non hanno uguali per la cura delle malattie respiratorie: dal comune raffreddore alla tosse, dalle più gravi sinusiti alle bronchiti e polmoniti, il pediatra tenderà sempre a prescriverlo, nonostante la difficoltà dei bambini a sottoporsi a questo tipo di trattamenti". Ecco che raccontare la storia della fatina scaccia-tosse o fare il trattamento davanti allo specchio può aiutare mamme e papà a 'superare' le resistenze dei baby-pazienti.

"Il copione di molte famiglie vede bambini urlanti e genitori afflitti e combattuti tra la somministrazione dei farmaci e il cedimento al capriccio. E allora si dà il via alla ricerca di trucchi e stratagemmi per aiutare i piccoli malati a vivere meglio il contatto con la mascherina e a trascorrere quei dieci/quindici minuti di aerosol senza disperarsi. Innanzitutto - raccomandano gli esperti - è importante sapere che esistono in commercio aerosol silenziosi, ad ultrasuoni, che hanno però l’inconveniente di non essere adatti a tutti i tipi di patologie e di farmaci. Perciò se si deve acquistare un macchinario nuovo chiedere consiglio al pediatra. Altrimenti, se si ha già in casa la macchina tradizionale, si badi alla pulizia dei suoi componenti e del filtro. La reazione dei bambini nei confronti della macchinetta cambia a seconda dell’età ma l’insofferenza verso la somministrazione di questo tipo di terapia accomuna tutte le fasi della crescita".

Ecco alcuni dei suggerimenti di Terme Pompeo per affrontare al meglio il momento dell’aerosol. "Cominciamo con lo sconsigliare due usanze molto diffuse. Non serve fare l’aerosol quando il bimbo dorme - spiegano gli esperti - e nemmeno è indicato mettere la fiala nell’umidificatore. La soluzione va inalata con la bocca e con respiri profondi quindi non mentre si dorme. Diffondendo poi il vapore con l’umidificatore c’è troppa dispersione e la quantità di farmaco che arriva nei polmoni del bambino è troppo bassa per avere efficacia, soprattutto nelle fasi acute".

Quando i bambini sono molto piccoli (fino ai sei mesi) e quindi limitati nei movimenti, si può pensare di tenerli in braccio e legare la mascherina alla testa in modo tale che anche se si muovono un po’ o piangono, questi continuino a respirare la soluzione. Se il capriccio è insostenibile, si può pensare anche di togliere la mascherina e tenerla vicina alla bocca. Meglio se si è in due. "Un modo originale per eseguire il trattamento è davanti allo specchio (per esempio del bagno) per controllare la posizione", tenendo il bambino in braccio o nel marsupio. In questo modo il bimbo è completamente a contatto con il corpo materno e si tranquillizza.

E ancora: intrattenerlo con una canzoncina, preferibilmente tranquilla e allegra che sovrasti il rumore dell’apparecchio mentre il piccolo respira, è un buon modo per passare il tempo. Eventualmente si può togliere la mascherina e far mordicchiare al bimbo il tubo: se è già in fase dentizione gradirà un oggetto duro da mettere in bocca e il trattamento meno fastidioso. Dai 6 mesi in poi bisogna dare sfogo a tutta la fantasia per trovare un modo che renda accettabile e meno critico il momento dell’aerosol. Se funziona, si può continuare con la strategia dello specchio: il bambino sarà molto attratto e distratto dalla sua figura e da quella della mamma riflessa, che lo terrà sempre in braccio, nel marsupio o, se più grande, nel seggiolone.Con le costruzioni in equilibrio sulla macchina dell’aerosol si può fare una torre e vedere quando cade con le vibrazioni dell’apparecchio stesso.

Stessa cosa con le macchinine, bamboline o pupazzetti; l’importante è che il divertimento sia farle cadere per terra. Forse poi non tutti sanno che l’aerosol si può trasformare in un aereo che vola dalla bocca del genitore a quella del bambino. Poi inizia a fare rifornimento, atterra, decolla, quasi sempre, sul visino del bambino. Esiste poi la soluzione tv: anche se non a tutti piace, è un sistema che funziona per quei bambini che si distraggono davanti al cartone animato.

"Per i più tecnologici si può provare il metodo youtube - dicono gli esperti - da ascoltare in cuffia. Il volume però non deve essere alto. Il bambino sarà distratto dalla novità delle cuffie e per un po’ funzionerà. Infine bimbi e bimbe un po' più grandi si possono distrarre con un libro, bellissimo, da leggere solo quando si fa l’aerosol. Utile anche far fare l'aerosol al peluche o alla bambola: il principio dell’imitazione di solito funziona anche se dopo un po’ annoia quindi si consiglia prenderlo in considerazione solo per brevi periodi".

E ancora: "C'era una volta una fatina buona che faceva passare la tosse: raccontare storie legate alla pratica dell’aerosol, ad esempio che la fatina buona dentro il nebulizzatore fa passare la tosse, una fatina che non si vede perché è fatta di pasta di nuvola (vapore)". Altro suggerimento: trovare un gioco divertentissimo da fare solo prima e dopo l’aerosol. Anche qui ci vorranno un paio di giorni per abituarsi ma poi il bambino man mano che crescerà legherà il divertimento all'aerosol.

Cantare canzoncine insieme: la mamma metterà le mani davanti alla bocca, producendo così un suono ovattato invitando il bambino a riprodurre lo stesso timbro sonoro cantando dentro l’aerosol. È fondamentale "che i genitori non cedano ai capricci: la loro salute vale di più", concludono gli esperti.

venerdì 4 gennaio 2013

Influenza: H1N1, in Sardegna contagiate altre 5 persone. 2 sono bambini

(ASCA) - Cagliari, 4 gen - Altre 5 persone (di cui 2 bambini), delle 13 in tutto che sono entrate in contatto con il paziente ogliastrino affetto da influenza H1N1, sono risultate positive al tampone. Lo rende noto la Regione Sardegna , assicurando, pero', che le loro condizioni sono buone, stanno bene e non hanno sintomi della malattia e il fatto che siano risultate positive non implica che debbano sviluppare la stessa influenza. La Asl 4 di Lanusei e l'assessorato della Sanita' stanno comunque monitorando il loro stato di salute e hanno adotatto tutte le misure di profilassi necessarie per evitare l'eventuale diffusione del virus. red/mpd

Sanita': Roma, 2mila notti in albergo per famiglie pazienti Bambin Gesu'

(ASCA) - Roma, 4 gen - Duemila notti gratuite in vari alberghi della capitale a disposizione delle famiglie dei piccoli ricoverati dell'Ospedale Pediatrico Bambino Gesu'. Una nuova opportunita' di accoglienza per le mamme e i papa' che sempre piu' numerosi si rivolgono al Bambino Gesu' da ogni parte d'Italia e dall'estero per la cura dei propri piccoli. E' il frutto dell'accordo tra Associazione Bambino Gesu' Onlus e Confimprese Turismo Italia. ''Un accordo - spiega Giuseppe Profiti, Presidente dell'Ospedale Pediatrico - che fa parte della terapia Bambino Gesu', che non e' solo ospedaliera ma si fa carico dei bisogni complessivi dei piccoli e delle loro famiglie. L'intesa siglata oggi consolida la capacita' dell'Ospedale di farsi promotore e coordinatore sul territorio di reti di collaborazione e solidarieta'''. L'iniziativa avra' la durata di un anno, le prime stanze verranno messe a disposizione gia' a partire dall'Epifania e l'obiettivo e' arrivare ad offrire 2000 pernottamenti nell'arco dei prossimi 12 mesi. Le camere potranno accogliere ognuna 2 o 3 persone e verranno assegnate, tramite l'Associazione Bambino Gesu', a chi ha maggiori difficolta' a sostenere le spese di lunghe degenze lontano dalla propria citta' di provenienza. ''L'accordo raggiunto oggi per accogliere le famiglie dei bambini degenti ci riempie di soddisfazione, e' la nostra 'befana' per i piccoli pazienti dell'Ospedale - afferma Giuseppe Sarnella, Presidente di Confimprese Turismo Italia. E' la prima volta che una federazione turistica romana promuove un'iniziativa cosi' importante e utile. L'obiettivo e' di coinvolgere tutte le strutture ricettive, dagli alberghi ai bed and breakfast passando per le casa vacanze ai motel. Mi auguro che anche altre realta' associative, private e non, e altre strutture indipendenti possano seguire il nostro esempio dando la loro disponibilita' per questa nobile iniziativa. Auspichiamo che quanti sono interessati possano mettersi in contatto con noi o con l'Associazione Bambino Gesu' Onlus''. ''Il processo di cura dei bambini e i percorsi, spesso lunghi, che portano alla guarigione dei piccoli pazienti sono accompagnati da un elemento fondamentale per il Bambino Gesu': l'accoglienza delle famiglie che vengono da lontano. Un iter nel quale famiglie stesse e Ospedale stringono una vera e propria alleanza''. Lo sottolinea Luca Benigni, Presidente dell'Associazione Bambino Gesu' Onlus. ''Le cure d'avanguardia proposte dall'Ospedale hanno ampliato l'affluenza dei pazienti da tutto il territorio nazionale e dall'estero. Malgrado la disponibilita' di posti letto per le famiglie in questi anni sia aumentata, grazie ad iniziative meritorie come questa sostenuta da Confimprese, il bisogno di strutture di accoglienza e' ancora molto forte''. Nel 2012 sono stati 25mila i ricoveri dei piccoli pazienti al Bambino Gesu', per un totale di 146mila giornate di ricovero. red/mpd

giovedì 3 gennaio 2013

Pediatria: mamma denuncia, scuola negata a mio figlio con fibrosi cistica

Milano, 3 gen. (Adnkronos Salute) - Niente scuola dell'infanzia, il bambino ha la fibrosi cistica. E' la motivazione con cui una scuola in provincia di Catanzaro ha negato l'iscrizione a un aspirante scolaro di 5 anni affetto dalla grave malattia genetica. A denunciarlo è la mamma del bimbo che, secondo quanto conferma in una nota la Lega italiana fibrosi cistica (Lifc) onlus - associazione Calabria, avrebbe ricevuto un no alla domanda di iscrizione del figlio, esplicitamente legato alla sua malattia.

La donna, racconta la Lifc calabrese, si sarebbe sentita rispondere dalla dirigente scolastica che l'istituto "non può essere scambiato per un ospedale e non può quindi assistere persone affette da malattie infettive". Inutile, spiegano dall'associazione, si è dimostrato il tentativo della donna di spiegare che la fibrosi cistica non è una malattia contagiosa, ma sono piuttosto anche i piccoli raffreddori delle persone che circondano il paziente a compromettere il suo già precario stato di salute. Il fatto è accaduto a Montepaone Lido, in provincia di Catanzaro, lo scorso novembre. La scuola che, secondo quanto raccontato dalla mamma, ha rifiutato l'iscrizione del piccolo con fibrosi cistica è pubblica (scuola dell'infanzia 'Suor Salvatorina Casadonte').

La donna, dopo il no, non si è arresa e ha iscritto il figlio in una scuola di Soverato. Ma per frequentare il piccolo deve percorrere diversi chilometri e fare avanti e indietro tutte le mattine. Così la mamma, stanca del pendolarismo quotidiano, ha deciso di raccontare tutto alla Lifc Calabria che sul caso ha scritto una lettera indirizzata al ministro dell'Istruzione, al sindaco del Comune di Montepaone, all'Ufficio scolastico regionale della Calabria e a quello provinciale di Catanzaro, chiedendo "un intervento immediato teso alla definitiva risoluzione del problema, concedendo il diritto all'istruzione e alla socializzazione al bambino discriminato".

"Il fatto - scrive Silvana Mattia Colombi, vicepresidente e responsabile Qualità della vita della Lifc - è estremamente grave perché un bambino affetto da fibrosi cistica è costretto per la sua malattia a rinunciare a molte delle belle cose che i coetanei possono fare, è un bambino che vive a contatto con medici e ospedali, è un bambino che deve curarsi ogni giorno per contrastare la malattia da cui è affetto. La sua non è una malattia contagiosa, né pericolosa per gli altri, ma solo per sé. La sua frequenza scolastica aumenta la possibilità di entrare in contatto con virus stagionali e di contrarre sia infezioni respiratorie che gastrointestinali dagli altri bambini".

Quando, prosegue, "il genitore riesce, seppur a fatica, a superare le sue paure, non dovrebbe trovare sulla sua strada ostacoli di alcun genere. Invece gli ostacoli sono ancora una volta posti proprio da quelle istituzioni che dovrebbero tutelare il bambino e consentirgli un totale e sereno inserimento scolastico e sociale e che invece, con troppa superficialità, lo hanno discriminato".

Eppure, continua Silvana Mattia Colombi, "nel corso degli anni sono state emanate molte norme nazionali e internazionali che tutelano il diritto all'istruzione, alla socializzazione e all'integrazione dei bambini fin dalle scuole dell'infanzia. Il dirigente scolastico, prima di negare un diritto avrebbe dovuto informarsi e, se necessario, impegnarsi per trovare la giusta soluzione o l'eventuale alternativa, nel totale e prioritario interesse del minore. Ancora una volta invece ci si è scontrati con la mancanza di informazione, con il pregiudizio, con la discriminazione". L'appello alle istituzioni interpellate è di "mettere in atto tutte le iniziative perché il diritto all'istruzione venga garantito a tutti i bambini, compresi quelli malati di fibrosi cistica". Anche la Lega italiana fibrosi cistica, conclude, "si riserva comunque di prendere tutte le iniziative a tutela dei malati".

martedì 1 gennaio 2013

Capodanno, bilancio della festa: 2 morti e 361 feriti tra cui 53 bimbi

Roma, 1 gen. (LaPresse) - Due morti e 361 feriti, tra cui 53 bimbi sotto i 12 anni. E' il bilancio complessivo degli incidenti legati ai festeggiamenti di capodanno. Il numero dei feriti complessivo - sottolinea però il Viminale - appare in forte diminuzione: furono 561 lo scorso anno. Mentre sono 92 i minorenni rimasti feriti, a fronte dei 135 complessivi dell'anno precedente (furono 76 quelli sotto i 12 anni).

Nell'ambito dei consueti controlli, le forze di polizia hanno arrestato o denunciato 261 persone, sequestrando 147 lanciarazzi, 9 armi comuni da sparo, oltre 18mila munizioni, quasi 378mila manufatti esplodenti, 128 chilogrammi di polvere da sparo e di oltre 600 detonatori.

Ma il pericolo maggiore, soprattutto per i bambini, non è ancora finito. "Un richiamo forte viene fatto - è l'appello del ministero dell'Interno - affinché si vigili anche in queste ore per evitare che eventuali botti inesplosi, lasciati incautamente per le vie, vengano maneggiati, specie dai bambini più piccoli". Già un bimbo di 11 anni, a Milano, ha perso tre dita dopo aver raccolto un petardo inesploso, ai giardinetti di via Cretese.

A perdere la vita sono stati invece un 51enne e un 49enne, entrambi in Campania. Il primo, Pasquale Zacchia, titolare di un ristorante, stava provando un fuoco d'artificio professionale all'esterno del proprio locale, a Pontelatone, nel casertano, intorno alle 18.30, con l'intenzione di vederne l'effetto per decidere se comprarne altri. Gli è scoppiato in faccia, di fronte alla moglie e al figlio di 29 anni. Portato in fin di vita all'ospedale di Caserta, è morto un'ora dopo.

Il secondo, Atonio Serino, imprenditore edile, si trovava nel giardino dell'abitazione di parenti a San Martino Sannita, frazione Cucciano, nel beneventano, a pochi chilometri da paese dove risiedeva, a Montefusco (Avellino). Durante i preparativi per far partire una batteria di fuochi pirotecnici, a ridosso della mezzanotte, è stato colpito al volto dall'esplosione di un razzo. E' morto sul colpo.

Come sempre, è Napoli la città che registra il bilancio più grave dopo la notte di capodanno: 82 feriti tra il capoluogo partenopeo e la sua provincia, fra cui una bambina di 6 anni dimessa con una prognosi di venticinque giorni per ferite da scoppio e ustioni multiple al corpo e anche agli occhi. Il più piccolo fra i feriti è un bimbo di 5 anni che ha riportato ustioni al viso ed è stato dimesso con una prognosi di cinque giorni.

A Roma sono una trentina le persone rimaste ferite, una decina i casi più gravi. Tra questi, quattro hanno subito gravi danni alle mani. Per un uomo, un romeno, è stata necessaria l'amputazione della mano sinistra. Ad altri tre, italiani, due uomini e una donna, sono state amputate alcune dita: un uomo di Tivoli ne ha perse quattro, mentre la donna, romana, ne ha perse due. Si tratta anche per la capitale, spiegano dalla questura, di un bilancio meno grave dell'anno scorso, quando morì un 31enne e una bimba rimase gravemente ferita nell'esplosione di un appartamento nel quartiere di San Basilio.

A Poviglio, in provincia di Reggio Emilia, un 63enne artigiano è rimasto ferito: ha sparato un colpo di fucile in cortile per festeggiare il capodanno ma il colpo gli è esploso in mano. Stessa scena a Cinisello Balsamo, nel milanese, dove un uomo si è presentato stanotte intorno all'una all'ospedale Bassanini, con una ferita d'arma da fuoco a pallini alla gamba destra.

Capodanno, bimba nasce un minuto dopo la mezzanotte: pesa 3,4 chili

Torino, 1 gen. (LaPresse) - Come ogni anno tanti bimbi nascono subito dopo la mezzanotte. A Torino la prima nata all'ospedale Maria Vittoria nel 2013 è la piccola Sara Bonito, una bellissima bambina di 3 chili e 470 grammi, venuta al mondo appena un minuto dopo la mezzanotte, per la gioia di mamma Antonella Borazio e papà Alfonso Bonito, di cui è la primogenita.