Roma, 28 set. (LaPresse) - "Sono arrivate le ruspe, senza preavviso, senza chiudere l'area, senza allontanare le persone che vi abitavano, a distruggere i container che fungevano da oltre 15 anni da abitazioni per i rom del campo nomadi di Tor de Cenci a Roma. Cinquanta container, collocati lì dalle precedenti amministrazioni e pagati con soldi pubblici, distrutti davanti allo sguardo di bambini atterriti che in quelle case avevano dormito fino ad un ora prima, esterrefatti, arrabbiati, piangenti". A raccontare lo sgombero dell'ultimo grande campo nomadi della Capitale è chi vi ha assistito in prima persona: il direttore della Caritas di Roma, monsignor Enrico Feroci, e i volontari della Comunità di Sant'Egidio. Presenti a uno sgombero che è stato "qualcosa che non appartiene alla nostra cultura e al rispetto dei diritti umani e del fanciullo, che vorremmo non appartenesse alla nostra amata città di Roma". Lo sgombero è stato effettuato stamattina da vigili urbani e polizia. I responsabili delle operazioni- spiegano Caritas e Sant'Egidio - hanno detto ai rom che saranno trasferiti per una settimana in un centro di accoglienza allestito in modo provvisorio e successivamente nel campo di Castel Romano, sulla via Pontina, dove vivono già oltre 900 rom. Quanto ai bambini, stamattina "si erano preparati per andare a scuola, il pulmino li attendeva, ma la storia è andata in altra direzione. Il pianto di quei bambini è un macigno sulla coscienza di chi ha voluto e realizzato lo sgombero in questo modo indegno di una città considerata per secoli communis patria".
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venerdì 28 settembre 2012
Sanita': Germania, almeno 4 mila bambini intossicati a mensa
Roma, 28 set. (Adnkronos Salute) - E' allarme intossicazione alimentare in Germania: negli ultimi giorni almeno 4 mila bambini sono rimasti vittima di attacchi di vomito e diarrea, dopo aver mangiato in mense di scuole e asili. Lo riferisce la stampa tedesca, specificando che il Robert Koch-Institut è stato allertato sui casi, iniziati martedì a Berlino e nelle regioni circostanti. L'istituto ha specificato in una nota di aver iniziato le indagini di laboratorio per determinare la causa esatta dell'epidemia. Ma, precisa l'istituto, tutti i centri frequentati dai bambini malati erano stati riforniti da un'unica ditta. Dunque, secondo i ricercatori, i sospetti si concentrano su un'intossicazione alimentare da un patogeno come il norovirus
Ricerca: X Factor nel cervello, Dna maschile scoperto in madri figli maschi
Roma, 28 set. (Adnkronos Salute) - Avere un figlio maschio cambia la mente delle donne, in senso letterale. Si è scoperto, infatti, che decenni dopo che una mamma ha portato in grembo un maschietto, nel suo organismo resterà una sorta di 'X Factor', una debole eco di quel legame intimo: del Dna fetale maschile si deposita nei remoti recessi del cervello materno. La scoperta sorprendente è descritta su 'Pols One' e suggerisce che l'atto di avere un figlio non è una semplice trasmissione di materiale genetico a senso unico.In effetti, sembra esserci uno scambio di Dna, che può influire anche sulla salute materna. Nello studio, i ricercatori del Fred Hutchinson Cancer Research Center e dell'Università di Washington hanno esaminato, post-mortem, il cervello di 59 donne. Nel 63% dei cervelli hanno trovato Dna fetale che poteva venire solo da un maschio. Le tracce genetiche di questo individuo 'misterioso' erano pesantemente concentrate nell'ippocampo del cervello - una regione fondamentale per il consolidamento dei ricordi - e nei lobi parietali e temporali della corteccia prefrontale, aree che giocano un ruolo in sensazione, percezione, integrazione sensoriale e comprensione del linguaggio.Quando una persona prende Dna altrui, come accade ad esempio nelle trasfusioni di midollo osseo, è chiamata 'chimera'. Ebbene, in questo caso specifico c'è una sorta di microchimerismo. Questa linea di ricerca, dice il reumatologo J. Lee Nelson, coautore dello studio, "suggerisce che abbiamo bisogno di un nuovo paradigma del sé biologico". Pensiamo a noi stessi come il prodotto di due genitori biologici e a un lancio dei dadi genetici, ma questa visione sembra errata, e semplicistica. Nel grembo materno - spiega l'esperto sul 'Los Angeles Time', si può anche 'catturare' il Dna di fratelli maggiori, o di un gemello mai venuto alla luce. Oppure, nel corso della nostra vita, possiamo prendere materiale genetico dei figli, addirittura di quelli concepiti e mai nati". Questo Dna 'acquisito' "può rimanere con noi per molto tempo". Insomma, il Dna fetale può anche penetrare la "barriera emato-encefalica", che dovrebbe proteggere il cervello da tossine e nemici esterni. Una volta lì, conclude Nelson, il Dna altrui può modificare la propensione di una donna ad alcune malattie cerebrali, conferendo una speciale protezione o una inattesa vulnerabilità . Può accendere o spegnere interruttori molecolari legate ai tumori, o può potenziare le difese naturali contro traumi e malattie mentali (ma anche viceversa). In futuro la ricerca dovrà capire in che modo il fatto di aver concepito un figlio maschio possa influenzare, ad esempio, le chance di ammalarsi di Alzheimer o sclerosi multipla.
Calcio: Cassano diventera' ancora papa', in arrivo secondo figlio
Roma, 28 set. - (Adnkronos) - Antonio Cassano diventera' padre per la seconda volta. Lo lascia intuire la foto pubblicata su Twitter da Carolina Marcialis, moglie dell'attaccante dell'Inter: un 'pancione' con un fiocco rosa e azzurro, in attesa che il sesso del nascituro venga chiarito. Anche i commenti della signora confermano la notizia nota, sinora, solo agli ''amici piu' stretti''. La coppia ha gia' un figlio maschio, Christopher, nato ad aprile dello scorso anno.
Gianrico Carofiglio e la differenza tra critica e insulto
Dopo aver fatto causa in sede civile all'editor di Ponte alle Grazie Vincenzo Ostuni, che l'aveva definito sulla sua pagina Facebook âscribacchinoâ e âmestieranteâ, lo scrittore e senatore del PD Gianrico Carofiglio ha spiegato in un'intervista a Repubblica di oggi la sua contestata decisione. La storia è legata al premio Strega 2012 assegnato ad Alessandro Piperno, al quale Carofiglio si è posizionato terzo alle spalle di Emanuele Trevi, il cui libro è stato pubblicato proprio da Ponte alle Grazie. Un gruppo di ormai 200 scrittori e intellettuali ha reagito allâiniziativa legale di Carofiglio difendendo Ostuni e soprattutto il diritto di critica firmando un documento e organizzando una manifestazione a Roma. Carofiglio difende la scelta di fare causa a Ostuni, invita a distinguere critiche e insulti ma dice che se dovesse ricevere delle scuse riterrebbe chiusa la questione.
Dopo giorni di silenzio, Gianrico Carofiglio ha deciso di intervenire. E di spiegare la sua versione. Dà lâidea di non essere preoccupato. Intorno a lui però monta la protesta. Due giorni fa a Roma si è tenuto un flash mob in difesa di Vincenzo Ostuni, lâeditor di Ponte alle Grazie che ha giudicato Il silenzio dellâonda opera di uno âscribacchinoâ e di un âmestieranteâ. Il giorno prima una lunga lista di scrittori, intellettuali e gente comune ha firmato un documento denunciando lââintento intimidatorioâ della richiesta di risarcimento danni (siamo ora a circa 200 firme, tra le ultime adesioni ci sono Tariq Alì e Chomsky). In ballo, in questo caso iniziato dopo la finale dello Strega, non ci sono solo 50 mila euro, ma il sottile discrimine tra libertà di critica e offesa personale.
Iniziamo dal principio. Che cosa lâha offesa? Perché non accetta le critiche?
«Una premessa di metodo. Una cosa sono i giudizi motivati sulle opere e unâaltra le offese personali. I primi sono sempre ammissibili, ci mancherebbe. Le seconde mai. Si può dire âil tuo libro fa schifoâ, anche se non è elegante. Non si può dire: âtu
mi fai schifoâ».
Continua a leggere l'intervista di Repubblica [1]
- Il documento contro Carofiglio [2]
- Due sviste, e ora finiamola [3]
Leggi anche [4]Links
- ^ Continua a leggere l'intervista di Repubblica (www.senato.it)
- ^ Il documento contro Carofiglio (www.ilpost.it)
- ^ Due sviste, e ora finiamola (www.ilpost.it)
- ^ Leggi anche (www.ilpost.it)
giovedì 27 settembre 2012
Sanita': l'indagine, fino a 9 mesi per prima ecografia in gravidanza
Roma, 27 set. (Adnkronos Salute) - In Italia, in alcuni centri, le future mamme sono costrette ad attendere fino a 9 mesi per effettuare la prima ecografia ostetrica. Praticamente il tempo di un'intera gravidanza. Tanto che, per farla nei tempi giusti, le partorienti sono costrette a far ricorso all'intramoenia. E' quanto emerge dall'indagine 'Percorso nascita, indagine civica sulle prestazioni sanitarie. Focus sugli screening neonatali', presentata oggi a Roma dal Tribunale per i diritti del malato-Cittadinanzattiva, e condotta in 51 strutture italiane differenti per numero di parti annui, da quelle con meno di 500 all'anno a quelle con più di 2.500.
Sono state passate ai raggi X alcune visite specialistiche ed esami diagnostici che il Servizio sanitario nazionale eroga gratuitamente per la tutela della salute della donna nel periodo della maternità : prima visita ginecologica, visite di controllo, ecografia ostetrica entro la tredicesima settimana, ecografia morfologica entro la diciannovesima e la ventesima settimana. Ebbene, per quanto riguarda ad esempio l'ecografia ostetrica, vi sono centri che riescono a garantirla nel canale istituzionale in tempi congrui (10, 15 giorni, ecc.), altre strutture che raggiungono punte massime di attesa di 90 e addirittura 265 giorni. In intramoenia invece le strutture riescono ad erogarla in una arco di tempo che va da 1 o 2 giorni a 10, 15 giorni.
E ancora. Per l'ecografia morfologica, (esame da effettuarsi tra la 19esima e la 23esima settimana) nel pubblico il tempo minimo può variare da 8 a 30 giorni (come previsto dai piani nazionali di contenimento delle liste d'attesa), fino ad un massimo di 78, 90 e addirittura 104 giorni (nelle strutture più grandi). L'indagine ha preso in esame anche alcune prestazioni in ambito pediatrico: ecografia per displasia delle anche, ecografia cerebrale pediatrica, ecografia testicolare, visita cardiologia pediatrica. "In questa area - spiega il Tdm - emerge una maggiore difficoltà di accesso, e si fa notare che nessuna delle prestazioni afferenti all'ambito pediatrico è stata mai inserita tra quelle per le quali è necessario rispettare i tempi massimi (generalmente 30 e 60 giorni) all'interno piano nazionale di contenimento dei tempi di attesa. Ciò evidenzia quanta poca tutela ci sia nei confronti del diritto di accesso per i minori".
Analizzando l'indagine del Tdm, quello che balza agli occhi è che in generale le strutture in cui si effettuano più di 2.500 parti l'anno offrono maggiore attenzione e possibilità alle partorienti, in termini di servizi offerti. Un esempio viene dalla Carta dei servizi dedicata al percorso nascita. "Nonostante sia passato più di un anno e mezzo dall'accordo Stato-Regioni sul tema - spiega il Tdm - le strutture più grandi (più di 2500/anno e tra 800 e 999 parti/anno) in due casi su tre dichiarano di averne una, mentre fanalino di coda sono le strutture in cui si effettuano meno di 500 parti annui".
E ancora. Dall'indagine emerge che la maggioranza dei reparti monitorati (84%) è ormai dotata di rooming-in. Soltanto il 12% non è organizzato allo stesso modo. Anche qui le strutture con più di 2500 parti annui, a cui si aggiungono quelle con parti annui compresi tra gli 800 e i 999, sono dotate di rooming-in (100%). Non superano la soglia dell'81% le altre classi.
Rispetto invece agli screening metabolici neonatali, i dati dell'indagine rilevano che il 96% delle strutture monitorate effettua gli screening obbligatori per legge (fenilchetonuria, fibrosi cistica, ipotiroidismo congenito), il 4% non risponde alla domanda. Per lo screening metabolico allargato, invece, non essendoci una legge nazionale che orienti in merito, sono le Regioni a decidere di garantire, attraverso propri atti normativi, programmi di screening alla popolazione.
Tra le Regioni passate al setaccio, la Toscana, la Liguria, l'Umbria, la Sardegna e la Provincia autonoma di Trento hanno programmi di screening regionali. Il Lazio, pur avendo un programma di screening regionale, non ha una totale copertura. Tra le strutture monitorate, in Lombardia e in Sicilia si esegue lo screening allargato in alcuni centri di Milano, di Pavia e di Catania e Palermo; nelle altre strutture monitorate in Abruzzo, Campania, Calabria, Campania e Puglia non risulta invece l'erogazione dello screening metabolico allargato.
Rispetto al totale delle strutture oggetto di indagine, lo screening neonatale metabolico allargato viene eseguito dal 44% di questi centri. Il 48% non effettua screening, l'8% non risponde. In particolare lo screening allargato, sempre nelle strutture oggetto di indagine, si effettua nel 33% dei centri con numero di parti annui superiore a 2500; nel 42% dei centri con parti annui tra 1000 e 2499; nel 50% dei centri con parti annui tra 800 e 999, e nel 60% in quelli con parti annui tra 500 e 799. I centri più piccoli, invece, eseguono lo screening nel 40% dei casi ma si segnala un alto numero di non risposte pari al 20%.
"E' necessario - sottolinea Giuseppe Scaramuzza, coordinatore nazionale del Tribunale per i diritti del malato di Cittadinanzattiva - un ulteriore sforzo per garantire un servizio qualitativamente migliore che offra più attenzione alla persona, specie in quei punti nascita che effettuano tra i 1000 ed i 2500 parti l'anno. Maggiore impegno si richiede infatti per queste strutture che dovranno accogliere un bacino di utenza sempre più ampio nel tempo quando, gradualmente, verranno chiusi e riconvertiti i punti nascita con numero di parti all'anno inferiori ai 1000, come contempla il piano di riordino sui punti nascita. Il rooming-in e l'allattamento al seno - aggiunge - dovrebbero ormai essere garantiti da tutte le strutture, poiché è passato molto più di un decennio dal varo delle linee guida dell'Unicef".
Sanita': in Italia tanti figli migranti ma pochi mediatori culturali in punti nascita
Roma, 27 set. (Adnkronos Salute) - AAA cercasi mediatore culturale per punti nascita italiani. Nonostante nel nostro Paese il numero di bambini nati in Italia da genitori stranieri sia in costante aumento, solo i centri con un numero di parti superiore ai 2500 all'anno sono provvisti, in un caso su tre, di mediatore culturale. E' quanto emerge dall'indagine presentata oggi a Roma dal Tribunale per i diritti del malato-Cittadinanzattiva, condotta in 51 strutture italiane differenti per numero di parti annui, da quelle con meno di 500 all'anno a quelle con più di 2500.
La mancanza del mediatore culturale non è l'unico problema con cui devono fare i conti le partorienti straniere. Una scarsa attenzione nei confronti delle migranti emerge anche in tema di consenso informato. Sono infatti solo le strutture con più di 2500 parti annui a garantire una guida multilingue sul tema. Guida assolutamente assente nelle strutture con numero di parti compreso tra gli 800 e i 999 annui.
Pediatria: lo studio, in programmi tv per bimbi troppo bullismo
Roma, 27 set. (Adnkronos Salute) - Troppo bullismo nei programmi televisivi dedicati ai bambini. Secondo uno studio delle università dell'Indiana e dell'Illinois (Usa), i piccoli fra i 2 e gli 11 assistono a una quantità allarmante di spettacoli tv che contengono forme di aggressività sociale. Un fenomeno che finora non era mai stato scientificamente documentato: quella pubblicata sul 'Journal of Communication' è la prima analisi approfondita sull'esposizione dei bambini a esempi negativi di questo tipo.
Nicole Martins e Barbara Wilson hanno esaminato il contenuto dei 50 programmi per bambini più popolari Oltreoceano secondo Nielsen Media Research. Sono state analizzate 150 trasmissioni in tutto e il 92% della programmazione è risultato contenere un qualche forma di aggressività sociale, con una media di circa 14 esempi negativi all'ora. Le esperte hanno anche studiato il modo in cui questo comportamento viene trattato: se viene premiato o punito, giustificato o commesso da un personaggio interessante.
Ebbene, i risultati suggeriscono che quando è qualcuno 'di successo' a perpetrare l'aggressione sociale, raramente essa viene stigmatizzata e che è più probabile che le scene socialmente aggressive vengano presentate in modo divertente rispetto a quelle fisicamente aggressive. "Questi dati dovrebbero aiutare i genitori e gli educatori a riconoscere che il bullismo si può nascondere nei programmi televisivi per bambini. I genitori non devono presumere che una trasmissione vada bene per i loro figli semplicemente perché non contiene violenza fisica. Piuttosto, dovrebbero essere maggiormente consapevoli delle rappresentazioni che non sono esplicitamente violente in senso fisico, ma sono comunque antisociali", dice Martins.
Genova, madre muore lanciandosi da finestra con figlio: lui grave
Genova, 27 set. (LaPresse) - Poco dopo le 11 di questa mattina una donna, probabilmente straniera, si è gettata dal sesto piano di un palazzo di Genova con in braccio il figlio di circa 4 anni. Il fatto è avvenuto in un edificio del centro città , in via Carducci, dove si trovano quasi esclusivamente uffici. La donna è morta sul colpo mentre il bambino è stato trasportato in codice rosso all'ospedale pediatrico Gaslini di Genova. Non si conoscono i motivi del gesto e la donna e il bambino devono ancora essere identificati. Lo riferiscono fonti del 118.
martedì 25 settembre 2012
Fecondazione: stretta in Danimarca su donazione seme dopo scandalo
Roma, 25 set. (Adnkronos Salute) - Stretta in vista sulle norme in materia di donazione di sperma in Danimarca. Una decisione che sarà in vigore da ottobre, presa dopo che un donatore ha trasmesso una rara malattia genetica ad almeno cinque dei 43 bambini generati grazie al suo seme. Al centro della vicenda la neurofibromatosi di tipo 1 (Nf1), patologia che provoca tumori che colpiscono il sistema nervoso. Una vicenda non riguarda solo coppie danesi: la Danimarca è diventata una meta dei viaggi della speranza degli aspiranti genitori, tanto che si pensa che il seme sotto accusa sia stato utilizzato in ben 10 Paesi.
La vicenda ha portato al centro delle critiche anche la banca del seme che non ha sottoposto a screening ad hoc il donatore. Per limitare i rischi, in futuro gli uomini potranno cedere seme sufficiente solo per 12 trattamenti. La Nordisk Cryobank di Copenaghen, coinvolta nella vicenda, ha fatto sapere di essere a conoscenza della nascita dei cinque bambini con Nf1. Ma per le regole di riservatezza non sono stati resi noti i dettagli su dove vivono i bimbi. In ogni caso, i vertici della banca del seme hanno fatto sapere che il donatore era attivo da prima dell'ottobre 2008, e il suo seme è stato utilizzato da donne di Paesi Europei e non. La Nordisk Cryobank non avrebbe smesso di usare lo sperma immediatamente, perché non era certa che il donatore fosse responsabile della trasmissione della malattia ai piccoli. Secondo la tv danese Dr il seme sarebbe stato utilizzato da 14 diverse cliniche della fertilità nel Paese.
La Nf1, ricorda la Bbc online, è causata da una mutazione genetica. In metà dei casi si passa dal genitore al figlio. In altri casi la mutazione sviluppa da sola. La malattia è in grado di produrre una vasta gamma di sintomi, da una pigmentazione della pelle insolita, a deturpanti tumori non-cancerosi, che a volte possono diventare maligni. Può anche causare difficoltà di apprendimento, problemi alla vista e alla colonna.
La madre di uno dei bambini colpiti, Mia Levring, si è detta "scossa e scioccata" dalla vicenda. Mentre un'altra mamma, Sonja Pedersen, ha sottolineato la gravità del caso e il fatto che, considerata la spesa, i centri hanno "la responsabilità di fare in modo che il prodotto, per così dire, sia a posto". Il responsabile della Danish Health and Medicines Authority, Anne-Marie Vangsted, ha criticato la banca del seme, che non è riuscita a bloccare ed eliminare il materiale quando è emerso il problema. Inoltre non è chiaro come il donatore sia stato in grado di generare 43 bambini, considerato il limite danese di 25. Il nuovo limite di 12 nascite sarà introdotto a partire dal 1 ottobre.