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lunedì 11 marzo 2013

Salute: troppo sale a tavola per i bambini, 10 regole del pediatra in cucina

Roma, 11 mar. (Adnkronos Salute) - Bambini abituati al sale sin da piccoli. Quasi 3 su 4 assumono ogni giorno una quantità di sodio superiore a quella massima raccomandata - 400mg al giorno fino ai 12 mesi- come dimostrano le ultime ricerche effettuate nel Regno Unito. Per gli esperti, però, sarebbe sufficiente la dose naturalmente contenuta negli alimenti, senza nessuna ulteriore aggiunta. "Il sale è oggi un nemico della salute del bambino", spiega Claudio Maffeis, docente di Pediatria all’Università di Verona."Spesso le mamme lo considerano un alleato per facilitare l’approccio del figlio ad un nuovo cibo o per stimolare il suo appetito, ma in realtà è dannoso per la sua salute, presente e futura", ricorda l'esperto in occasione della settimana mondiale per la riduzione del consumo di sale proposta dalla WASH (World Action on Salt and Health) che parte oggi.

Secondo la Società italiana di Pediatria e la Società europea di Gastroenterologia e Nutrizione Pediatrica- ricorda il medicio- esiste una relazione tra precoce esposizione al sale, sin dai primi anni di vita, e rischio di obesità e ipertensione nelle età successive. "Un bambino abituato ad eccedere le dosi consigliate di sodio è potenzialmente un adulto iperteso", sottolinea Maffeis che propone dieci regole in cucina contro gli eccessi di sale. "Bastano pochi semplici accorgimenti per insegnare al bambino delle sane e corrette abitudini alimentari, iniziando dalle prime pappe".

Eccole : 1) Distinguere sempre l’alimentazione del bambino da quella dell’adulto, offrendo al bambino i cibi giusti per ogni fase della sua crescita. Un alimento 'insospettabile' ma con un contenuto di sale rilevante sono, per esempio, i cereali 'da adulto'. 2). Essere l’esempio per il bambino e per tutta la famiglia nella scelta di cibi sani, iposodici o naturalmente salati; - 3) Non aggiungere il sale nelle pappe e usare ingredienti a basso contenuto di sale per tutto il primo anno di vita e proseguire quanto più a lungo possibile. 4) Cuocere la pasta senza aggiungere il sale nell’acqua. In tal modo si risparmia un apporto di sale di circa 10 gr per litro di acqua. 5) Quando si assaggia la pappa non bisognerebbe affidarsi al proprio gusto “adulto” per testarne la bontà, ma è meglio lasciare al bambino la possibilità di abituarsi ed apprezzare il gusto più naturale del cibo.

6) In caso mancasse il latte materno, prima dell’anno preferire i latti specifici in formula, adatti alle sue esigenze, evitando il latte vaccino. Il contenuto di sodio varia infatti molto tra latte umano (15mg/100ml), formula (in media 20mg/100ml) e latte vaccino (55 mg/100ml).;

7) Come condimenti, usare aceto e limone al posto del sale e dopo i due anni preferire aromi, spezie e erbe aromatiche. 8) Eliminare i cibi fritti e prediligere le cotture al cartoccio o al vapore che permettono di trattenere il sapore proprio degli alimenti, donando il naturale gusto alle preparazioni.

9) Puntare sulla fantasia: colori e varietà degli ingredienti “catturano” il gusto del bambino. 10) Scegliere materie prime o prodotti dedicati alla prima infanzia di ottima qualità, che garantiscono un sapore piacevole per il palato del bambino.

Salute: disturbi vista per 1 bimbo su 4, sempre più casi ma pc e tv assolti

Roma, 11 mar. (Adnkronos Salute) - Dopo i 6 anni un bambino su quattro ha disturbi della vista. Un numero in crescita. Ma non è colpa degli schermi di tv, tablet e pc, sui quali gli occhi dei piccoli italiani restano incollati sempre più spesso. E' solo il risultato di una maggiore diffusione dei controlli fatti 'al momento giusto', un indice quindi positivo di una maggiore attenzione per la salute oftalmica dei più piccoli. Lo spiega Luca Buzzonetti, responsabile di Oculistica dell'ospedale Bambino Gesù di Roma, che sottolinea però la necessità di migliorare ancora la prevenzione. "Oggi il 70-80% dei genitori porta i bambini dall'oculista intorno ai 3 anni, come raccomandabile. Ma è necessario arrivare al 100%".

Individuare precocemente un disturbo, sottolinea infatti l'esperto all'Adnkronos Salute, significa ridurre i rischi che i problemi sia aggravino. Se i piccoli hanno un difetto di vista non corretto che incide sullo sviluppo della funzione visiva, "passati gli 8 anni di età, le chance di recuperare quello che si può recuperare in termini di qualità di vista si riducono notevolmente. In pratica, senza controlli precoci si toglie la possibilità ai bambini di avere una visione adeguata da grandi" .

Sono i controlli, quindi, l'arma di difesa per gli occhi dei bambini. Nessun pericolo, invece, dagli schermi di pc, tablet, tv, videogichi. "Non possiamo dire che fanno male alla vista", sottolinea l'esperto. "Ovviamente - precisa - un occhio che ha dei disturbi si stanca di più. Ma basta il buon senso. Esagerare con le tecnologie, in ogni caso, è negativo sul piano generale, perché favorisce l'isolamento dei piccoli, riduce le capacità relazionali, aumenta la sedentarietà e i rischi di obesità".

Per quanto riguarda i problemi di vista i piccoli italiani sono in linea con i loro coetanei europei. Le stime indicano che in età prescolare l'incidenza di questi difetti è di uno ogni 20 bambini. Dopo i 6 anni si arriva a uno su quattro. La miopia, per esempio, colpisce circa il 25% della popolazione, e si manifesta in genere intorno ai 13-14 anni. Il 60% dei piccoli miopi, quindi, ha oltre 15 anni, mentre è bassissima la percentuale intorno ai 5 anni. Al contrario l'ipermetropia è più diffusa tra i piccolissimi. "Il bambino nasce ipermetrope naturalmente - ricorda Buzzonetti - e crescendo, il difetto può ridursi o scomparire. A 17 anni l'ipermetropia riguarda lo 0,5% dei ragazzi".

Dati che si mantengono sostanzialmente stabili nel tempo, tenendo conto del numero più elevato di casi legati alla maggiore possibilità di diagnosi. Ma non ci sono solo i disturbi della vista ad 'attaccare' gli occhi dei più piccoli.

"I bambini soffrono sempre di più per le allergie. Problemi che non coinvolgono la vista, ma che fanno soffrire l'occhio". Non senza qualche rischio per la visione. "La congiuntivite allergica, nei piccoli - conclude Buzzonetti - può determinare uno sfregamento marcato degli occhi, che può favorire, in soggetti predisposti, malattie che, seppure rare, possono portare a gravi conseguenze".

giovedì 7 marzo 2013

Nuoto: Manaudou interrompe gravidanza, sono molto triste

Parigi, 6 mar. - (Adnkronos) - L'ex campionessa di nuoto Laure Manaudou, che a gennaio aveva annunciato il ritiro definitivo dalle competizioni perche' incinta del secondo figlio, ha annunciato l'interruzione della seconda gravidanza per motivi di salute. "Sono molto triste per questa notizia. Ho imparato dalla pratica dello sport ad alto livello che non c'e' una strada senza incidente di percorso, e' lo stesso purtroppo e' vero anche sul piano personale -ha spiegato la nuotatrice in una nota-. So che non sono l'unica dona ad aver dovuto abortire, ma molte prima di me hanno dovuto superare questa prova, ed io ho la fortuna di essere gia' mamma. Fre'de'rick Bousquet ed io affronteremo anche questa esperienza di vita", ha aggiunto la Manaudou, chiedendo ai media di rispettare la sua privacy nelle prossime settimane su questo argomento.

lunedì 4 marzo 2013

Salute: scalpore per bimba guarita da Hiv, cautela dagli esperti

(ASCA) - Roma, 4 mar - Ha causato grande scalpore in tutto il mondo la notizia di una bambina nata sieropositiva e guarita dal virus dopo una terapia aggressiva antiretrovirale a cui e' stata sottoposta due anni fa, a meno di 30 ore dalla sua nascita. Gli esperti invitano tuttavia alla cautela, anche se il caso potrebbe aprire una speranza per i circa 330 mila bambini che secondo l'Organizzazione Mondiale della Sanita' nascono ogni anno affetti da Hiv. Secondo i test effettuati dallo staff e dal gruppo di ricercatori del centro per bambini Johns Hopkins a Baltimore, in Maryland, che hanno avuto in cura la bambina, il trattamento a cui e' stata sottoposta, denominato ''cura funzionale '', avrebbe permesso di ridurre la presenza del virus ad un livello che un corpo e' in grado di controllare senza la necessita' del trattamento farmacologico standard, anche se non e' stato completamente debellato. Se sono molti gli ottimisti, qualche esperto sottolinea che sono diversi gli aspetti poco chiari. ''Un caso non puo' costituire un precedente per spingere tutti gli altri a fare lo stesso'', ha detto Harry Moultrie, ricercatore pediatrico del virus Hiv in un'universita' del Sudafrica. ''I ricercatori devono controllare ora da vicino questa bambina per controllare che l'Hiv non ricompaia in futuro'', ha fatto notare Genevieve Edwards del Terrence Higgins Trust, organizzazione per la lotta all'Aids in Gran Bretagna, spiegando che la bimba potrebbe far parte di quella ristretta cerchia di persone il cui sistema immunitario non necessita di farmaci per impedire la diffusione del virus. (fonte AFP). uda/

Aids: primo caso di cura funzionale dell'Hiv in un bimbo

Roma, 4 mar. (Adnkronos Salute) - Un nuovo eccezionale colpo alla lotta all'Aids. Un team di ricercatori della Johns Hopkins, dell'Università del Mississippi e dell'University of Massachusetts descrive infatti il primo caso al mondo di 'cura funzionale' in un bebè affetto da Hiv e trattato subito dopo la nascita. La scoperta, dicono i ricercatori, può aiutare a spianare la strada verso l'eliminazione dell'infezione da Hiv nei bambini.La relazione sul caso viene fatta in occasione della 20.ma Conferenza sui Retrovirus e le infezioni opportunistiche (Croi) di Atlanta.

La virologa del Johns Hopkins Children Center Deborah Persaud ha diretto un team di ricercatori di laboratorio, mentre la specialista in Hiv pediatrico Hannah Gay dell'Università del Mississippi Medical Center ha somministrato la cura al bimbo. Il piccolo che ha raggiunto la remissione dell'infezione da Hiv aveva ricevuto la terapia antiretrovirale entro 30 ore dalla nascita. I ricercatori sono convinti che la rapida somministrazione del trattamento antivirale probabilmente è riuscito a curare il bambino, arrestando la formazione dei serbatoi virali, cellule dormienti responsabili della riacutizzazione dell'infezione nella maggior parte dei pazienti poche settimane dopo l'interruzione della terapia.

"La terapia antivirale nei neonati, che inizia a pochi giorni di esposizione, può aiutarli a eliminare il virus e a raggiungere una remissione a lungo termine, impedendo così la formazione di nascondigli virali", spiega Persaud. I ricercatori dicono che questo è proprio ciò che è accaduto nel bambino descritto nella ricerca.

Questo piccolo è ora considerato "funzionalmente guarito", una condizione che si verifica quando un paziente raggiunge e mantiene una remissione a lungo termine - in assenza di trattamento per tutta la vita - e i test clinici standard non riescono a rilevare la replicazione virale nel sangue.A differenza di una cura sterilizzante - una completa eradicazione di tutte le tracce virali dal corpo - la cura funzionale si verifica quando la presenza virale è tanto minima, che rimane 'invisibile' ai test standard, ma è ancora rilevabile con metodi ultrasensibili.

Il bambino descritto nel lavoro era nato da una mamma affetta da Hiv ed è stato sottoposto a un cocktail antiretrovirale entro 30 ore dalla nascita. Una serie di test hanno mostrato la progressiva diminuzione della presenza virale nel sangue del bambino, fino a raggiungere livelli non rilevabili 29 giorni dopo la nascita. Il piccolo è rimasto sotto antivirali fino a 18 mesi, a quel punto ha saltato il follow-up per un po' e, spiegano i ricercatori, di fatto ha interrotto il trattamento. Dieci mesi dopo lo stop delle cure, il bambino ha subito ripetuti esami del sangue, senza che questi rilevassero la presenza di Hiv. Anche i test anticorpo-specifici hanno dato lo stesso risultato. Questo caso particolare, dicono i ricercatori, potrebbe cambiare la prassi medica per i bambini nati da donne sieropositive.

"Il nostro prossimo passo è quello di scoprire se questa è una risposta insolita o qualcosa che si può effettivamente replicare in altri neonati ad alto rischio", conclude Persaud. La ricerca è stata finanziata dai national Institutes of Health americani e dall'Amfar (American Foundation for Aids Research).

Sanita': bimbo romano operato a Forli' col robot e senza tracheostomia

(ASCA) - Roma, 4 mar - Ora Pierre puo' dormire sonni tranquilli, senza quelle fastidiose apnee che disturbavano i suoi sogni, correre insieme agli altri bambini, e praticare il suo amato karate. Grazie all'intervento congiunto dell'equipe di chirurgia robotica dell'U.O. Orl, diretta da Claudio Vicini, e del team dell'U.O di Anestesia e Rianimazione dell'Ausl di Forli', diretta da Giorgio Gambale, il bimbo romano di undici anni operato nei giorni scorsi all'ospedale ''Morgagni-Pierantoni'' di Forli' ha finalmente risolto i propri problemi, provocati da tonsille linguari abnormi che, dall'eta' di 7 anni, gli provocavano gravi difficolta' respiratorie. Si tratta della seconda operazione di chirurgia robotica pediatrica in Italia, dopo quella effettuata, qualche tempo fa, sempre a Forli', per giunta senza ricorso alla tracheostomia, eccessivamente invasiva a quell'eta'. ''Se siamo riusciti a ottenere simili risultati - commenta Vicini - il merito e' di tutti i professionisti coinvolti, dai chirurghi agli anestesisti, dai rianimatori al personale infermieristico, in grado di cooperare all'interno di un percorso la cui efficienza e' misurata proprio dalla capacita' di dare esiti qualitativi elevati in presenza di patologie complesse''. Al piccolo paziente, infatti, sono stati rimossi ben 25 cc di tessuto linfatico, contro l'appena 1 cc asportabile con metodo ''classico''. ''Nel bambino le sindromi da apnee ostruttive del sonno sono frequenti, ma non in questi termini: qui ci siamo trovati davanti a una situazione estrema - prosegue il clinico -. Al di la' dell'aspetto tecnologico legato all'impiego del robot, il dato innovativo e interessante e' che l'intera operazione e' stata condotta senza dover ricorrere a tracheostomia, la quale sarebbe risultata particolarmente invasiva e, trattandosi di un paziente pediatrico, avrebbe comportato non pochi rischi per potenziali esiti, soprattutto a distanza''. Se negli adulti si ricorre spesso a tale tecnica, consistente nell'incisione della trachea per consentire l'inserimento di una cannula necessaria a consentire la respirazione durante e dopo (per qualche giorno) l'intervento, nei bambini tale procedura puo', alla luce del rapporto costo/beneficio, non essere giustificata. E Pierre e' rinato. ''Prima respirava malissimo - spiegano i genitori -, faticava a dormire e russava al punto che lo sentivamo dall'altra parte della casa, inoltre non poteva correre perche' andava subito in affanno. Adesso sta bene, e ha cambiato persino tono di voce''. L'unico rammarico e' che il figlio si sia dovuto operare due volte prima di approdare a Forli'. ''In precedenza, non ci era mai stata prospettata l'opportunita' della chirurgia robotica, forse perche' non tutti i medici ne percepiscono fino in fondo la potenzialita'; la differenza rispetto all'intervento tradizionale, tuttavia, e' enorme e senza il robot Pierre non sarebbe mai guarito''. red/mpd

Salute: bambina nata con Hiv guarisce grazie a terapia antiretrovirali

(ASCA-AFP) - Washington, 4 mar - Una bambina nata con l'Aids sembra essere ''guarita'' dal virus dopo una terapia aggressiva antiretrovirale a cui e' stata sottoposta due anni fa, a meno di 30 ora dalla sua nascita. Lo hanno riferito i ricercatori americani durante la conferenza annuale ''Retroviruses and Opportunistic Infections'' ad Atlanta, nello stato americano della Georgia. La bambina e' stata sottoposta ad un complesso e invasivo cocktail di farmaci antiretrovirali, comunemente disponibili, appena nata, due anni fa. Il risultato negativo degli ultimi test e gli effetti della cura a cui si e' sottoposta immediatamente la bambina, se confermati, potrebbero aprire la strada verso un nuovo tipo di cure per migliaia di bimbi che ogni anno nascono affetti dall'Aids. Secondo i test effettuati dallo staff e dal gruppo di ricercatori che che hanno avuto in cura la bambina, il trattamento a cui e' stata sottoposta, denominato ''cura funzionale '', avrebbe permesso di ridurre la presenza del virus ad un livello che un corpo e' in grado di controllare senza la necessita' del trattamento farmacologico standard - anche se il virus non e' completamente debellato. ''Il prossimo passo sara' quello di scoprire se questa e' una risposta forte e insolita ad una terapia antiretrovirale effettuata molto presto, o qualcosa che si puo' effettivamente replicare in altri neonati ad alto rischio'' ha dichiarato Deborah Persaud, della Johns Hopkins Children's Center a Baltimora, in Maryland. La ricerca e' stata finanziata dal National Institutes of Health e la Fondazione Americana per la Ricerca sull'AIDS. red/sam/

venerdì 1 marzo 2013

Salute: Videogames d'azione? Aiutano bimbi dislessici a leggere meglio

(ASCA) - Roma, 1 mar - Con grande dispiacere dei genitori, che pensano che i loro figli debbano passare meno ore a giocare ai videogames e piu' ore a studiare, il tempo impiegato con i videogiochi d'azione puo' effettivamente aiutare i bambini dislessici a leggere meglio. In effetti, 12 ore passate ai videogiochi migliorano la capacita' di lettura piu' di quanto non faccia un anno di lettura spontanea o trattamenti di lettura tradizionali. E' quanto e' emerso da uno studio pubblicato sulla rivista Current Biology, secondo step di un lavoro precedente dello stesso team di ricerca che collega la dislessia a problemi di attenzione visiva. ''I videogiochi d'azione migliorano molti aspetti dell'attenzione visiva e favoriscono l'estrazione di informazioni dall'ambiente'', sottolinea Andrea Facoetti dell'Universita' degli Studi di Padova e consulente all'Istituto Scientifico ''E. Medea''. I risultati dello studio sono un'ulteriore conferma che i deficit di attenzione visiva sono alla base della dislessia, una condizione che rende la lettura estremamente difficile per un bambino su dieci. Il team di Facoetti, che vede coinvolti Sandro Franceschini, Simone Gori, Milena Ruffino, Simona Viola e Massimo Molteni, ha testato la lettura, le capacita' fonologiche e di attenzione di due gruppi di bambini con dislessia che non erano utilizzatori abituali di videogames. I bimbi sono stati valutati nelle loro capacita' di attenzione e di lettura, prima e dopo aver giocato con videogiochi di azione o non-azione per nove sedute di 80 minuti. Ebbene, i bambini che avevano utilizzato videogiochi d'azione sono stati in grado di leggere piu' velocemente senza perdere in accuratezza ed hanno anche mostrato progressi in altri test di attenzione. Questi sorprendenti risultati sulle abilita' di lettura si sono mantenuti anche ad un successivo controllo dopo due mesi. ''Dover colpire un bersaglio periferico in movimento comporta un'abilita' di percezione del contesto e quindi di rapida attenzione al particolare che aiuta i bambini dislessici molto di piu' di un allenamento alla lettura. Grazie ai videogiochi i bambini dislessici hanno imparato a orientare e focalizzare la loro attenzione per estrarre le informazioni rilevanti di una parola scritta in modo piu' efficiente, riducendo l'eccessiva interferenza laterale di cui sembrano soffrire. Per non parlare poi del problema del dropout: i trattamenti tradizionali sono spesso noiosi, molti bambini abbandonano''. Tuttavia non vi e' ancora nessun trattamento scientificamente testato per la dislessia che includa questo tipo di videogiochi. ''Questi risultati sono molto importanti per comprendere i meccanismi cerebrali che stanno alla base della dislessia - continua Facoetti - ma non possiamo raccomandare i videogiochi senza il controllo o la supervisione di uno specialista della riabilitazione neuropsicologica''. Loda' il via a nuovi programmi terapeutici in grado di ridurre i sintomi della dislessia o di prevenirla, nel caso di bambini a rischio, gia' prima che questi imparino a leggere. Per questo, il team dei ricercatori padovani e del Medea ha studiato, con il Dipartimento di Matematica dell'Universita' di Padova, dei videogiochi per tablet che verranno utilizzati prossimamente nelle scuole dell'infanzia di Lecco su un campione di 40 bambini a rischio di dislessia. red/mpd

Roma, 25enne partorisce e getta figlio in spazzatura

Roma, 1 mar. (LaPresse) - Dopo aver partorito, una donna italiana di 25 anni ha gettato il figlio in un cassonetto della spazzatura all'interno della struttura sanitaria del San Camillo. E' avvenuto ieri sera, poco prima della mezzanotte. E' stata la stessa giovane, nella tarda serata di ieri, a presentarsi al pronto soccorso chiedendo l'intervento del personale sanitario confessando di aver abbandonato il figlio in un cassonetto dopo il parto. I medici raggiunto il luogo indicato dalla donna hanno trovato il corpo del neonato deceduto, avvolto in un lenzuolo all'interno di sacchetto di plastica. La donna ha reso poi alla polizia dichiarazioni frammentarie e contraddittorie, sulle quali sono in corso accertamenti.

RaiTre/Fvg: a ''Il settimanale'' i bambini affetti da malattie rare

(ASCA) - Trieste, 1 mar - La solitudine, l'indifferenza di una cultura che deve ancora imparare a convivere con l'altro, la discriminazione sul lavoro: le difficolta' che ogni giorno si trovano ad affrontare i genitori di bambini affetti da malattie rare sono l'argomento al centro del servizio di apertura della puntata di sabato 2 marzo de ''Il Settimanale'', il rotocalco della Tgr in onda su RaiTre alle 12.25 .L'inchiesta propone tre storie, che evidenziano anche l'energia che sostiene queste famiglie. Il servizio fa pure conoscere l'importante ruolo svolto dall' associazione ''Azzurra''. Il successivo servizio si occupa della falcidia che colpisce i piccoli negozi nelle montagne della Carnia. Il fenomeno crea anche un enorme problema sociale, con gli anziani che hanno crescenti difficolta' ad approvvigionarsi di generi di prima necessita' e i giovani che perdono altre opportunita' di lavoro. Quindi la storia poco conosciuta di Radio Venezia Giulia, l'emittente clandestina allestita a Venezia nell' immediato dopoguerra per informare e sostenere psicologicamente gli italiani residenti nei territori della Venezia Giulia controllati dagli iugoslavi. Il rotocalco e' andato a Venezia alla ricerca dei luoghi dove si trovavano la redazione, gli studi di trasmissione e la stazione trasmittente della radio, che aveva corrispondenti a Trieste, Gorizia, Pola e Roma, oltre ad una fitta rete di informatori. Parla lo storico Roberto Spazzali, autore di un libro dedicato a Radio Venezia Giulia.Non manca la testimonianza di chi collaboro' con quella emittente. Chiude un servizio sul Pelinkovac della ditta Abuja di Gorizia. Nonostante da dieci anni abbia chiuso i battenti, il suo famoso amaro continua ad essere commercializzato con il marchio originale da una ditta triestina.